Instinct, al festival di Locarno il lato oscuro della sessualità nel rapporto fra terapeuta e paziente

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Presentato alla 72ma edizione del Film Fest di Locarno  per il pubblico di Piazza Grande il film olandese “insticnt”, diciamo un film non facile, ma intrigante, o meglio complesso perchè la giovane regista Olandese Halina Reijn scava nel rapporto fra un detenuto per aggressioni sessuali e la sua terapeuta, Nicoline, magistralmente interpretata da Carice Van Houten, nota anche come Melisandre, la sacerdote del fuoco, in « trono di Spade ».

Questa liaison dangereuse genera un rapporto complesso e morboso nella ricerca di una relazione intima fra la psicologa e il carcerato, un rapporto malato di due personalità border line, nonostante la posizione dei personaggi dove domina la posizione di forza della psicologa sul detenuto interpretato da Marwan Kenzan.

Tanto che Nicoline, sul finale,  troncherà le sue fantasie sessuali dopo il primo approccio fisico con Idris  riconsegnandolo al carcere dopo aver lanciato l’allarme per una presunta aggressione sessuale, da lei artatamente provocata.

L’attenzione torbida verso il detenuto da parte della terapeuta si dipana passo passo lungo tutto il film, sino alla vendetta finale con la violenza di Nicoline quando Idris, ormai prossimo alla scarcerazione, si presenta a casa della terapeuta e compie quell’atto sessuale che in fondo entrambe desideravano dopo le attenzioni ossessive di Nicoline che scava nel passato di Idris immaginando i reati che lo hanno portato in  carcere e proprio da questi affascinata. 

Ed è in questa relazione sta il quesito del film perchè dalle fantasie alla disillusione della realtà il passo è breve, ed è questa disillusione che alla fine scatena la lucida vendetta di Nicoline nella cui mente rieccheggiano le parole della madre « Nicoline tu sei forte ».

Già,  ma forte a quale scopo? Per rimuovere le sue pulsioni o il lato oscuro che compare nei suoi sogni, oppure per rivendicare la sua libertà di donna che decide come e quando vuole avere rapporti sessuali?  Idris non aveva fatto nient’altro che interpretare le fantasie di Nicoline eppure viene punito crudelmente.  

Il dubbio sulla contorta personalità della terapeuta resta nello spettatore che segue questo film intelligente sul filo non per gli scarni dialoghi, ma di quello che i personaggi esprimono dal profondo delle pulsioni con sguardi, atteggiamenti, sintomi patologici di un desiderio represso pronto ad esplodere.

Come se l’inconscio della fragilissima Nicoline la respingesse compulsivamente verso quel suo lato oscuro che non le consente di raggiungere la vera intimità dell’amore, ma si dissolve in una sessualità fine a se stessa nella quale il piacere dell’orgasmo desiderato finisce per essere più mentale nell’attesa dell’amplesso che fisico.

Giuliano Longo

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