Locarno 72: Camille una fotografa indipendente

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Il 12 maggio 2014, Camille Lepage era in viaggio con un gruppo di miliziani anti-balaka per un reportage fotografico.

Gli Anti-balaka (invincibile), cui Camille si unisce la seconda volta che torna in Africa , erano milizie cristiane formatesi nella Repubblica Centrafricana (CAR) dopo l’ascesa al potere di Michel Djotodia nel 2013 che andavano alla caccia dei mussulmani per ucciderli a colpi di makete.

Il gruppo stava andando in moto. Caddero in un’imboscata fatta da un gruppo opposto, il Séléka (mussulmani). Camille mori’ immediatamente. Aveva 26 anni.

Boris Lojkine , il regista, scopri’ la storia di Camilla dai media francesi che dettero ampio risalto al fatto e capi’ che era la storia che cercava perché simile alla sua e che voleva conoscere Camille attraverso tutte le testimonianze di quelli che l’avevano conosciuta. Boris laureatosi all’École normale supérieure, professore di filosofia, autore di una tesi su Crisi e Storia, dopo il dottorato aveva deciso di lasciare l’università per inseguire il suo sogno, andare per il mondo e capire le vite delle persone e raccontarla attraverso il suo lavoro.

Due storie e due curiosità che si incontrano, ambedue che tentano di vivere insieme ai popoli di cui raccontano la storia, come se stare dalla stessa parte fosse il modo migliore per aiutarli.

Per Camille, di cui Boris racconta la storia, fare fotogiornalismo fu un modo per trovare se stessa. Non voleva essere come i reporter che passano da un conflitto all’altro e, di ritorno da un primo viaggio in in Africa in cui aveva fatto molti contatti con un gruppo di giovani locali anti sistema, lei decide di tornare dai suoi amici, che, dopo la missione di pace francese, ritrova pero’ in un altra dimensione.

Come riesci a comprendere le persone che iniziano a tagliare i loro vicini con i machete quando credi nella gentilezza umana? Come riesci a guardare cadaveri senza sentire schifo per quello che vedi? Nel suo mestiere di fotografa c’è una scena esplicativa in cui gli altri reporter, ormai mitridatizzati, riescono a fotografare cadaveri da tutte le angolazioni, lei si muove come se volesse rispettarne la privacy, non capisce, e’ quasi delicata in mezzo a quel massacro. Abbraccia gli amici centrafricani e con loro si comporta come una coetanea, va a un funerale ed e’ trattata come una di loro. Questo pero’ contrasta con il mestiere che ha scelto, di documentare un orrore, cosa che non puoi fare se ti fai coinvolgere e lei lo fa fino a morire con loro. La dicotomia tra le persone che chiacchierano la sera scambiandosi una sigaretta e la ferocia che quelle stesse usano, la mattina dopo, schiacciando la testa di un mussulmano dimostrano non è facile da interpretare.

Anna Maria Felici

Regista

Boris Lojkine

Protagonista

Nina Meurisse

 

 

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