A Locarno Eloy Enciso racconta la “Longa Noite” del post franchismo in Galizia

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Dopo la sanguinosissima guerra civile e l’emigrazione di centinaia di repubblicani sconfitti da Franco e dalla potenze dell’Asse, Anxo torna al suo paese nella campagna galiziana fra boschi, fiumi e villaggi sperduti fra le montagne.  Lontano dai centri urbani sulla costa oceanica come LA Coruna o da quelli religiosi come Santiago de Compostela.

Il film si apre con un uomo e una donna sugli scalini di una chiesa che chiedono l’elemosina e ricordano la loro vita precedente alla vittoria del franchismo, con un moto di ribellione, la donna e di rassegnazione, l’uomo. 

Ma la vicenda si snoda negli incontri con i vinti e i vincitori che inneggiano a Franco, il Caudillo, il condottiero che ha sradicato il marxismo dalla Spagna e che con il suo regime poliziesco  non rinuncia alla tortura, anzi la fa praticare dai suoi aguzzini contro gli oppositori che verranno poi fucilati.

Fra i vincitori c’è anche chi la guerra l’ha subita per paura o per forza di inerzia sui vari fronti, ma tutti i compaesani di Anxo, pur offrendogli cibo e ricovero, manifestano un certo distacco da lui, una sorta di diffidenza motivata dal clima plumbeo di repressione che incombe anche sulla Galizia. Uno dei primi bastioni falangisti dall’inizio della guerra civile, lontano da quei centri urbani operai ed intellettuali che avrebbero resistito sino all’ultimo come Madrid e Barcellona. 

Così il protagonista “spettatore”, di tanto squallore, sul finale vaga fra i boschi nella solitudine; la “longa noite” è cominciata e durerà 34 anni lasciando anche oggi in Spagna i germi velenosi della sua presenza.

La lentezza del film e l’insistenza sugli aspetti naturali della Galizia  sono chiaramente l’effetto del messaggio che il regista vuole lasciare allo spettatore. Nelle case  dei villaggi, negli interni e persino all’osteria, dove franchisti entusiasti giocano a carte inneggiando al Caudillo e alla sua repressione, non c’è luce  e il clima è inquietante come i boschi di quella terra.

In questo scenario si muovono, con dialoghi scarni, gli abitanti interpretati coralmente da attori non professionisti. Un film che non lascia spazio al giudizio storico conclamato, ma lo rappresenta come un quadro espressionista.

Giuliano Longo

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