I film di Cinque, la recensione. “Il Regno”, un thriller su corruzione e politica

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Il Regno di Rodrigo Sorogoyen, con Antonio de la Torre, Josep Maria Pou e Barbara Lennie,  è un spagnolo tesissimo nervoso, una denuncia della corruzione quale strumento di governo delle elites spagnole, ma non solo, è anche un thriller talora a tinte fosche che scolpisce i personaggi di un mondo avido ed egoista, pervicacemente disonesto sulle spalle del popolo.

 Manuel López-Vidal è un vicesegretario regionale di un partito di governo che si appresta a ruoli nazionali. Con una “cricca” di compagni di partito e imprenditori gestisce un sistema di potere che mescola corruzione, clientelismo e lusso. sfrenato, sino a quando il giro corruttivo non viene a galla sotto il riflettore della magistratura e dei media. 

E’ allora che su Manuel vengono scaricate le responsabilità, capro espiatorio abbandonato da quelli che sino a poco tempo prima erano i suoi amici ed i suoi capi. Espulso dal partito, intercettato,  interrogato, braccato da stampa e polizia si trova sbattuto fuori da quel “regno” che era prima il brodo di cultura del suo successo e della sua ricchezza. 

Ed è a questo punto che inizia il thriller , quando anche a rischio della vita Manuel si mette alla ricerca di documenti compromettenti che coinvolgono tutto quel sistema di potere e di corruzione. 

Certamente un film di denuncia, che richiama anche le nostre cronache politiche e giudiziarie, ma scolpito su una avvincente sequenza di eventi che finisce per evitare il moralismo spicciolo e dà invece il segno di un mondo fra affari e politica che alligna e prospera ai nostri giorni.

Più che denuncia questo film è la cruda rappresentazione di una realtà, di questo intreccio perverso di tradimenti e lucro che inquina la vita democratica. Manuel può quindi apparire un eroe in questa sua sete che, più che di giustizia, è di vendetta.

Ma quando si presenta ad un talk show televisivo con i quadernetti neri recuperati rocambolescamente in Svizzera a casa di un suo ex amico, tradito sino all’ultimo e vittima di un attentato, pressato da una giornalista più propensa a denunciare le manchevolezze di Manuel che quelle delle sistema, verrà alla fine incastrato dalla semplice domanda: ma lei con che spirito e che con quale dignità si è immerso nella corruzione per i propri scopi personal? La risposta negata lascia il dubbio del mancato pentimento e della aridità etica del personaggio.

Lucignolo  

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