I film di Cinque: recensione di You will die at 20 di Amjad Abu Alala

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Dopo 20 anni che non uscivano film sudanesi ecco un film che farà molto parlare di se. You Will Die at 20 (morirai a 20 anni) è il primo lungometraggio del regista, , una coproduzione internazionale selezionata alle Giornate degli Autori del festival del cinema di Venezia e selezionato nella sezione Contemporary World Cinema al 44esimo Toronto International Film Festival. Girato a El Gezira nel mezzo del Sudan tra la confluenza del Nilo Azzurro con il Nilo Bianco, ne mostra le contraddizioni con la giovane di cui s’innamora il protagonista molto moderna e le donne che comandano il villaggio ancora ancorate alle vecchie tradizioni. Gli uomini appaiono poco perché il loro compito è quello di mantenere la famigli e vanno a lavorare fuori, come fa il padre di Mozamil, salvo poi tornare quando è il momento in cui si deve realizzare la profezia. .

Il film è una richiesta di libertà, tutti i sudanesi chiedono ed hanno bisogno di libertà, ed anche la richiesta di vere quel mondo che il cinema porta in casa.  Il cinema è il  mezzo che apre la finestra sul mondo e questo film lo dimostra pienamente.

Il film  racconta  la storia di Mozamil (Mustafa Shehata) figlio di Sakina (Islam Mubarak) e Alnoor (Talal Afifi) che viene portato dallo sceicco per essere battezzato. Durante il battesimo uno dei servitori dello sceicco perde i sensi mentre conta gli anni di vita che avrà il bambino e la conta si ferma a 20. Questo significa che il bambino morirà all’età di 20 anni. La madre ed il padre sono sconvolti e, mentre il padre non riuscendo a sopportare il peso della profezia se ne va a lavorare all’estero, la madre si erge a protettrice del figlio chiudendolo in casa affinché non muoia prima del previsto e, soprattutto, affinché viva sapendo costantemente che deve morire. La religione chiude il ragazzo in una segreta, e la madre ne tiene le chiavi. Il padre scappa, le donne comandano. La madre crede profondamente, è la custode della profezia, veste il lutto come se il figlio fosse morto, e gli ricorda ogni volta che la sua vita è segnata. Segna su un muro il tempo che passa ed organizza il suo funerale allo scoccare del tempo.

Ovviamente il bambino soffre vedendo gli altri giocare, ascolta il battito del cuore della madre e di un morto per capire cosa vuol dire morire, si rassegna a sopravvivere in attesa che la profezia si avveri, con  la madre che persegue la sua missione e tiene saldamente in mano il suo destino.

Finalmente l’Iman convince la madre a farlo andare alla scuola coranica, dove Mozamil scopre la piccola Naima e gli altri bambini che, conoscendo la profezia, lo avvolgono in un sudario e lo rinchiudono in una cassa.

Il tempo passa e  Mozamil, ormai esperto del Corano, sta per compiere 20 anni. La cerimonia in cui viene presentato come l’unico ragazzo veramente esperto di Corano di tutto il villaggio è un momento di festa grande, e lui, orgoglioso di questa sua capacità, passa le giornate leggendo il Corano. Nel mentre incontra un cameramen, Suleiman (Mahmoud Elsaraj), che lo inizia la cinema, visto come finestra verso un mondo che forse val la pena di essere vissuto. A questo punto il suo fatalismo viene incrinato e comincia a capire che un altro modo di vivere può esistere. Se l’attuale è pieno di contraddizioni, se ne può provare un altro. Il proprietario della bottega, buon mussulmano vende alcool al cameramen (la religione è una cosa, il business un’altra), la ragazza che ama va sposa ad un altro (lui deve morire e quindi non si può impegnare), il sesso entra nella sua vita (il cameramen prima di morire lo spinge a provare). Il suo mondo cominci a sgretolarsi.  Compiuti 20 anni gli uomini del villaggio lo cercano per fare si che il suo destino si compia. Riuscirà a scappare?

Un film da vedere.

 

Anna Maria Felici

 

Regista

Amjad Abu Alala

Attori

Mustafa Shehata, Islam Mubark, Mahmoud Elsara, Bunna Khalid, Talal Afifi, Amal Mustafa, Moatasem Rashid, Asjad Mohamed

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