Liste attesa, flop del piano regionale. Da luglio tutto fermo

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Il piano regionale per governare le liste di attesa è un flop clamoroso, si è fermato al comunicato stampa. Dopo l’annuncio – che risale allo scorso luglio – nulla è stato fatto. Siamo all’anno zero. Il Decreto prevedeva che, subito dopo la firma, fossero emanati i provvedimenti necessari a renderne effettiva l’attuazione. Non sono mai arrivati. L’assessorato sanità, la sua direzione e gli uffici avrebbero dovuto elaborare e consegnare alle Aziende sanitarie l’Abg (Ambiti territoriali di garanzia), una sorta di linea guida con l’indicazione delle principali prestazioni del pacchetto di mischia. A quel punto per i Direttori generali sarebbe scattato il conto alla rovescia: 60 giorni di tempo per prepare il vero e proprio piano di attacco.

Ad oggi, chissà, si spera, forse, a causa delle ferie estive, il documento regionale è di là da venire e tantomeno risultano in circolazione prove tecniche, brutte copie, appunti volanti. Così i manager aspettano indicazioni, i cittadini si misurano ogni giorno con un sistema di accesso alla sanità regionale semplicemente diroccato, i medici hanno le mani nei capelli: “È sempre più un disastro – raccontano – gli appuntamenti sono a distanza di mesi, il meccanismo delle priorità è saltato o comunque poco considerato, se un paziente è allettato non c’è modo di chiedere la visita dello specialista indicando il grado di urgenza”.

A tre mesi dal decreto l’indicazione che arriva ai cittadini è sempre quella: per usufruire del servizio pubblico seguire il tour nel Lazio indicato dal Recup o rivolgersi al privato accreditato che ancora oggi non è collegato alla rete. Il comunicato di luglio recitava: “Il Decreto recepisce le indicazioni contenute nel Piano Nazionale di Governo delle Liste di attesa (PNGLA) per il triennio 2019-2021 che dà indicazione affinché le Regioni predispongano i relativi piani regionali che dovranno essere messi in atto dalle Aziende Sanitarie che a loro volta predisporranno i piani attuativi aziendali”.

Oggi, se alle promesse fossero seguiti i fatti, il sistema funzionerebbe così: applicazione dei livelli di priorità – previsti dal precedente decreto –  da parte dei medici di medicina generale, specialisti o ospedalieri; erogazione dell’esame richiesto in una struttura  che si trova nel Distretto di residenza del cittadino. Non più viaggi turistici per fare un’ecografia. Per una visita urgentissima i medici procederebbero direttamente con la prenotazione attraverso il circuito del Doctorcup che garantisce l’esame entro 72 ore.

Dopo un intervento chirurgico tocca all’ospedale richiedere e  programmare i controlli successivi. Si evita così il passaggio dal proprio medico. Se invece la patologia è di carattere cronico, ad esempio il diabete, il paziente verrebbe inserito in un percorso diagnostico terapeutico assistito ed i controlli sarebbero programmati senza attese. Un bel piano, rimasto lì, sulla carta del decreto.

Luca Benigni

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