I film di Cinque: recensione di LE VERITÀ di Hirokazu Kore-Eda

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Con Un affare di famiglia, Palma d’oro a Cannes e grande successo internazionale, il regista giapponese ha esplorato le dinamiche familiari facendo uno splendido ritratto della famiglia giapponese in cui gli affetti sono molto più importanti dei legami familiari, ora si cala nel contesto alto-borghese della vecchia Europa girando in francese con attori francesi, facendo una messa in scena rigorosa che si basa sulle espressioni delle due protagoniste. Abbiamo visto film sul rapporto controverso madre attrice-figlia frustrata (vedi Mammina cara) oppure sul rapporto tra la vecchia attrice e colei che si appresta a sostituirla, ma qui tutti questi temi sono trattati con delicatezza lasciando ai primi piani delle protagoniste i sentimenti sempre sussurrati. Madre e figlia non riescono ad essere antagonisti perché la madre usa l’ironia per smontare gli attacchi della figlia. La figlia attacca ma non porta avanti veramente le sue battaglie. L’attrice nuova che fa la protagonista viene accolta a casa e rivestita con l’abito di chi l’ha preceduta ed a cui è stato scippato il ruolo che ha fatto vincere alla protagonista un Cesar, come se questo rimettesse a posto le cose.

La storia racconta di Fabienne Daugeville, Diva del cinema francese, che pubblica un libro di memorie e, per l’occasione, riceve la visita della figlia Lumir, sceneggiatrice che vive a New York con il marito Hank e la figlia Charlotte. Lumir avrebbe voluto avere il libro in anteprima ma riceve la copia stampata e la legge, evidenziando tutto quello che non è, a suo parere, la verità. Ma qual è la verità? Per la madre è quella che lei vuole raccontare legata all’immagine che vuole dare di sè, nulla di più. È la sua verità, non quella di sua figlia. Lumir è costretta ad accettare questa versione e diventa la factotum della madre che si è anche liberata Luc il suo factotum. Nella villa di Fabienne, le due donne cercano di fare i conti con il passato circondati dal nuovo compagno di Fabienne, dal marito e dalla figlia di Lumir, dal segretario Luc. Fabienne è anche impegnata sul set, e recita in un film che la vede settantacinquenne che si confronta con la più giovane protagonista. Tutti si muovono con lei, la seguono sul set, ne assecondano i desideri, vivono con lei.

Ma questa persona che caccia di casa l’ex marito dando il suo nome ad una tartaruga, che fa ubriacare il genero alcolista, che dice che il suo nuovo compagno è bravo solo a fare il cuoco, che pare non prendere in considerazione nessuno oltre che se stessa, che fa i capricci, non riesce ad essere antipatica. Non si capisce quando recita e quando no, si abbandona ad un attimo di sentimenti e se ne appropria per migliorare il suo personaggio. Come dimostrato dal personaggio di Ludivine Sagnier che pensa al suo cane (morto) per trovare le lacrime. La vita reale e la recitazione si intrecciano rendendo tutto un grande palcoscenico. Una magnifica prova di grandi attrici ed un’occasione sprecata per Ethan Hawke. Un film da vedere.

Anna Maria Felici

 

Regista

Hirokazu Kore-Eda

Attori

Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke

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