Il Cimitero delle Fontanelle e il rito delle «anime pezzentelle»

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Il Cimitero delle Fontanelle (in napoletano 'O Campusanto d' 'e Funtanelle) è un antico cimitero del rione Sanità, quartiere di Napoli. Chiamato in questo modo per la presenza in tempi remoti di fonti d'acqua, accoglie 40mila resti di persone umane, vittime dell'epidemia di peste nel 1656 e di colera del 1836. Nel tempo si aggiunsero anche le ossa provenienti dalle cosiddette "terresante" (le sepolture ipogee delle chiese che furono bonificate dopo l'arrivo dei francesi di Gioacchino Murat) e da altri scavi.

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Il cimitero è molto noto anche perché vi si svolgeva un particolare rito, detto delle «anime pezzentelle», che prevedeva l'adozione e la sistemazione di un cranio (detta «capuzzella»), al quale corrispondeva un'anima abbandonata («pezzentella») in cambio di protezione. Il sito conserva da almeno quattro secoli i resti di chi non poteva permettersi una degna sepoltura. In quest'area, situata tra il Vallone dei Girolamini a monte e quello dei Vergini a valle, erano dislocate numerose cave di tufo, utilizzate fino al 1600, per reperire il materiale, il tufo, appunto, per costruire la città. Abbandonato per molti anni, fu messo in sicurezza e riordinato nel marzo del 2002, ma mai riaperto al pubblico se non per pochi giorni l'anno, specie in occasione del Maggio dei Monumenti napoletano. Il 23 maggio 2010 una pacifica occupazione degli abitanti del rione ha convinto l'amministrazione comunale a riaprirlo.

Da quel giorno il cimitero è realmente di nuovo accessibile. Alla fine dell'Ottocento, dinanzi all'ingresso principale della cava, viene eretta la Chiesa di Maria Santissima del Carmine. Il tempio sostituisce la cappella ricavata all'interno della cava, regolarmente utilizzata per le celebrazioni liturgiche fino agli anni ottanta (anche se alcune celebrazioni sono state svolte recentemente).

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