Dietro i candelabri, la recensione

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Dietro i candelabri” è un film che ha fatto e farà discutere. Interpretato magnificamente da Michael Douglas nella parte di Liberace il famoso pianista e showman degli anni 70 e con Matt Damon nel ruolo del suo giovane amante Scott Thorson, è la storia senza veli di un grande amore gay. Una scelta, quella del regista, che ha finito per escludere il film dalle produzioni delle grandi major che avevano trattato spesso il tema in termini di diritti civile ma mai con l’intensità a tratti dolce e passionale di “Dietro i candelabri”.

E i candelabri, appoggiati su pianoforti da sogno, sono il brand di Liberace pianista di incredibile abilità che cominciò a mietere i suoi più grandi successi negli anni 70 e a cavallo degli anni 80. Un genio che copriva la sua identità gay non ancora accettata dalla società  White Anglo-Saxon Protestant (WASP), ipocritamente puritana dell’epoca.

Matt Damon è invece il bravo ragazzo americano, gay lui stesso, che entra nelle grazie di Liberace alleviandone la dorata solitudine. Un rapporto di scambio affettivo che via via si traduce in un legame profondo, quasi un rapporto fra padre e figlio, che coinvolge i due personaggi circondati da uno spettacolare ambiente di lusso hollywoodiano. Ville, piscine, auto di grossa cilindrata, gioielli, arredi e quello sfarzoso modo di presentarsi sulla scena di Liberace, avvolto in abiti dorati, argentati, ricamati fra lustrini paillettes e gioielli. Uno sfarzo particolare voluto e curato dal pianista, ma che nella sua traduzione cinematografica pare ripercorre lo stesso stupefacente e spettacolare percorso del “Grande Gatsby”. Dopo un lungo periodo di convivenza il rapporto fra i due si spezza quando Scott Thorson cade nella paranoia della dipendenza da cocaina.

Una storia vera dove non mancano le crudezze di un rapporto sessuale senza metafore, molto meno crudeli della minuta descrizione delle plastiche facciali a cui si sottopongono lo stesso Liberace e il suo amante che, nell’immaginario identificativo del pianista, gli deve assolutamente assomigliare. Ma il film rappresenta anche uno spaccato di quella strabiliante Hollywood che non tornerà più, dove le vite si consumano nell’effimero e dove i sentimenti sinceri vengono sopraffatti da un lusso ostentato che non dà più piacere.

La fine è rappresentata dal cupo risveglio nell’ADS, dal quale Liberace, come tante altre celebrità dell’epoca,  viene colpito. Una gogna che non può venir nascosta, nel suo dilagare, alle autorità, e svela il mistero  del grande pianista che, sul letto di morte, irriconoscibilmente straziato dal male, chiama al capezzale il suo compagno che l’ha sempre amato anche dopo la traumatica rottura. Un incontro voluto da Liberace che si preoccupa ossessivamente, ma sinceramente, della salute del suo protégé prima ancora della sua inevitabile fine cui è religiosamente rassegnato. Un film di grande potenza emotiva, su uno screen play documentato e asciutto diretto magistralmente da Steven Soderbergh. Un film da non perdere.

Titolo: Dietro i candelabri
Regia: Steven Soderbergh
Attori: Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Scott Bakula, Rob Lowe, Tom Papa, Paul Reiser, Debbie Reynolds, Boyd Holbrook, Cheyenne Jackson
Uscita nelle sale: 05/12/2013
Genere: biografico, drammatico
Durata: 118 min.
Nazione: Usa
Anno: 2013
Distribuzione: 01 Distribution

 

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