Cinema, arriva in sala “Quel bravo ragazzo” di Enrico Lando

Il regista padovano si racconta: dalla formazione londinese al successo de “I soliti idioti”, passando per questo nuovo lungometraggio

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Il successo è arrivato con la fortunata serie televisiva I soliti idioti, diventata in breve tempo il primo fenomeno del web italiano e poi un film per il cinema, con tanto di sequel sia in tv che sul grande schermo. Stiamo parlando del regista Enrico Lando, cresciuto professionalmente a Londra, dove ha realizzato il programma musicale “New Music Tv” e prima si era fatto notare ai festival del cinema di Venezia e di Los Angeles con il cortometraggio “It’s a goat’s life!”.

Nel suo curriculum ci sono anche dei documentari sull’archeologia egiziana, “La storia dell’orso” (documentario surreale sull’orso che ha fatto strage di bovini ad Asiago), il film “Amici come noi”, e da oggi al cinema c’è il suo ultimo lavoro Quel bravo ragazzo.

Ci racconta la trama e le sue sensazioni su questo film?

«È la storia di un boss mafioso che in punto di morte lascia il suo impero di mafia a un figlio che non ha mai riconosciuto. Lo fa cercare e lo trova in un orfanotrofio di un paesino del centro Italia dove fa il chirichetto, è un po’ semplice e ingenuo. Lo portano in Sicilia a capo della mafia, con le conseguenze che si possono immaginare. Nel frattempo c’è la polizia che gli sta alle calcagna, è un nuovo personaggio e pensano che sia feroce, poi si rendono conto della sua demenzialità. Ho saputo che il film all’anteprima è piaciuto molto e io ne sono orgoglioso, è una fortuna lavorare con una casa di produzione come la Lotus, che ti dà carta bianca, si fida di te e delle tue scelte. Io ho potuto creare con gli altri autori una cosa che mi ha divertito molto,  ed è venuto fuori un risultato buono. È un film adatto a tutta la famiglia, il protagonista non dice una parolaccia in tutto il film, che è pulito e onesto, non prendiamo in giro nessuno e credo che possa divertire chiunque. Si può far ridere anche senza la battuta sporca».

Le piace solo la commedia o prima o poi vorrebbe sperimentare un altro genere?

«Sono partito con la commedia, televisivamente parlando, con “I soliti idioti”, un successo che poi ci ha portati al cinema, e  mi offrono spesso di lavorare per dei film comici e sulla commedia. Mi piacerebbe fare delle cose diverse in futuro, spero che arrivi presto questo momento».

Le piacerebbe girare qualche fiction, una grande produzione?

«Certo, le fiction sono sempre più belle, si investe molto in questo settore e qualitativamente anche in Italia si è raggiunto in alcuni casi un livello molto alto. La fiction non è più considerata come un lavoro di “serie B”, è un bell’esercizio e si possono fare delle cose molto belle».

Cosa guarda in tv?

«La tv la guardo poco a dire la verità, vado in cerca di cose straniere, poi facendo commedia popolare italiana cerco cose diversi, stimoli in paesi meno scontati, grandi autori americani e asiatici. Un po’ tutto, non rifiuto mai nessuna proposta quando mi chiedono di andare al cinema».

A cosa sta lavorando ora?

«Al momento ho finito la sceneggiatura di un film che spero si possa fare il prossimo anno, è un po’ presto ma ci stiamo lavorando».

Lei ha girato diversi documentari, è un genere che le piace o sceglie in base alle storie che la colpiscono?

«Il documentario mi piace molto in generale, si imparano sempre cose nuove, l’argomento  devi studiarlo bene e stargli dietro, e credo che da un documentario ne esci sempre arricchito. La storia dell’orso di Asiago è documentary, c’è una parte di cronaca e una di fiction, surreale, lo definirei documentary sperimentale. Mi sono divertito molto a farlo, con molti amici veneti del settore».

Lei si è formato professionalmente a Londra, questo l’ha aiutata?

«Moltissimo, dopo la laurea in Economia e Commercio sono scappato a Londra per imparare il mestiere, sono rimasto lì 8 anni. La mia formazione è totalmente inglese, sono un fan della comicità inglese, e credo che si veda anche dal modo di lavorare sul set, ho un approccio molto english, almeno così mi dicono».

Come sceglie gli attori con cui lavorare? E in futuro con chi vorrebbe lavorare?

«Quando c’è una sceneggiatura o la scrivi devi trovare il personaggio adatto al ruolo, ci sono tanti bravi attori con cui mi piacerebbe lavorare, però ovviamente il cast cambia da progetto a progetto. Con Herbert Ballerina mi piacerebbe lavorare ancora, ha una poetica comica che ho trovato raramente in Italia, mi piacerebbe continuare questa lettura con lui. I provini io li farei sempre, ci sono poi attori che soprattutto nella commedia sai già che sono adatti al ruolo e speri che accettino. Sarebbe bello fare provini sempre per scoprire nuovi talenti, e quando posso li faccio».

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