Alfio Sorbello, esperienza paranormale in Once (in my life)

L'attore ha terminato le riprese dell’ultima fatica del regista Francesco Colangelo, dove interpreta Tonio. Ci racconta la storia particolare del suo personaggio, lo straordinario cast del film e i suoi progetti futuri

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Alfio Sorbello (Foto di Adriano Cecchetto)
Alfio Sorbello (Foto di Adriano Cecchetto)

Prendete una storia originale, un giovane attore affiancato da un cast spettacolare. Aggiungete un regista promettente, una scenografia complessa e avvincente e avrete Once (in my life). L’ultima fatica del regista Francesco Colangelo parla di Tonio (interpretato da Alfio Sorbello), un ragazzo ambiguo e nevrotico che assisterà alle dinamiche della sua morte. Ma più cercherà di fare qualsiasi cosa per evitare la sua dipartita, più diventerà causa del suo “ultimo viaggio”.

Nel cast ritroviamo anche Nino Frassica, Giorgio Colangeli, Lorenza Indovina, Silvia Mazzieri, Stella Egitto, Katia Greco e Nicola Nocella. Once, le cui riprese sono terminate i primi di marzo, è prodotto dalla casa di produzione Medea Film di Mirko Padalino, Dario Consoli e Antonio Recupero. Lo stesso Alfio Sorbello è rimasto entusiasta della dark-comedy e grazie anche alla presenza di «tutti questi attori meravigliosi, c’era qualcosa di magico nel girare le scene».

Che personaggio è Tonio?
«Tonio è un ragazzo apparentemente ambiguo, però come tutti i ragazzi giovani rincorre qualcosa che non ottiene. Rincorre la sua vita, e all’ultimo si accorge che è morto e cercherà in tutti i modi di non morire. Però più cerca di fare azioni per evitare di morire, e più queste azioni lo porteranno verso la sua fine. Negli altri episodi riusciremo a capire molto di più su Tonio. Di sicuro, ha mille problematiche».

Ha detto che “Tonio è il personaggio che ogni attore vorrebbe interpretare”, perchè?
«Perché è un personaggio che ha mille sfaccettature: ha una personalità quando è vivo, una quando è morto e una terza quando realizza che è morto, ma è vivo e impazzisce. Si fa una domanda e si dà una risposta. La domanda la fa il Tonio “debole”, mentre la risposta la dà quello “forte”. Ha tre personaggi dentro di lui. Se fai l’attore è una delle più belle sfide che tu possa mai affrontare».

Alfio Sorbello (Foto backstage di Luigi Pironaci )
Alfio Sorbello (Foto backstage di Luigi Pironaci )

È stato complicato recitare nei panni di un personaggio che assiste alla sua morte?
«Sono un tipo di attore che non si prende molto sul serio. Quando sento “motore-azione”, accade qualcosa dentro di me che non so spiegare, ma accade. L’attore a mio avviso lavora tra l’essere cosciente e non essere cosciente. Devi essere cosciente di quello che stai facendo e, al contempo, devi dimenticarti di quello che stai facendo. È qualcosa che non riesco a spiegare. Se riesci a spiegare qualcosa di artistico, allora vuol dire che hai perso tutto. In questo caso non è più arte, ma un lavoro. Prendiamo Caravaggio, ad esempio. Ogni volta che guardo un suo quadro, non riesco a capire come sia riuscito a dipingere un’opera del genere. Allora, quella è arte. Bisogna lavorare fra l’essere cosciente e non cosciente. È questo che crea l’arte».

Cosa l’ha colpito di Once? È differente come tipologia rispetto a “La mafia uccide solo d’estate” o “Baaria”?
«È stato molto divertente, abbiamo girato tutto di notte. Molto bello. Questa è stata una puntata pilota. Il progetto mi è piaciuto sin da subito. La prima volta che l’ho letto, l’ho letto 10 volte consecutive. In scrittura era complicato. Mentre giravamo, in realtà, appena finita la scena, capivo quello che voleva dirmi il registra. È stato molto complesso nonostante fosse un una puntata pilota. All’inizio si chiamava “Psyco story” ed è stata scritta quando Francesco Colangelo viveva a Bologna negli anni ‘90. Quando l’ho letta, ho detto “realizziamola”. Poi è diventato “Once”. Ringrazio Francesco Colangelo che è una personalità complessa, un geniaccio maledetto. Bravo anche a dirigere. E Once, devo dire, è la sua opera più importante. A oggi».

Come è stato lavorare con grandi artisti come Frassica, Colangeli e tutto il cast?
«Con Nino Frassica è la quarta volta che lavoravamo insieme, ci conosciamo da tempo. È di una bravura folle, illegale, unico. Quello che mi ha sorpreso molto è stato Giorgio Colangeli. Una comicità grande, di una bravure immensa. Far ridere non è per niente semplice. Riesce a toccare note inimmaginabili, anche con le cose più semplici, nonostante il suo personaggio (lo psicologo di Tonio, ndr). Lorenza Indovina è spettacolare: interpreta due gemelline, con due personalità diverse. Un cast pazzesco».

Progetti futuri?
«Adesso girerò un videoclip come regista per un cantante, Fernando Alba, un bravo cantautore. Mi ha chiesto di girare un videoclip musicale e credo che lo farò. Mi piacerebbe anche dirigere una storia. E infatti, mi sto concentrando verso quello strada là».

Alessandro Moschini

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