UNA… MATTINA…tra frizzi, lazzi e….polpette avvelenate!

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Una mattina, accendi la tv sul primo canale, e ti vedi il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, intervistato (siamo in campagna elettorale) come candidato alle prossime elezioni per la presidenza della Regione Lazio.

Il giornalista è lui! Una firma del TG1. Inviato di guerra. Uno che (in teoria) ha visto morti…e la morte in faccia. Franco Di Mare, come sempre con la sua elegante, innata napoletanità, sorridente, cordiale,  incalzante con le sue domande. Scritte dagli autori (dall’autore), corrette il giorno prima nel pomeriggio. Verificate dal responsabile del programma. In quel momento la tentazione è forte. Inserire come ultima domanda, la famosa “polpetta avvelenata”…ed è il meno (fra tartufi, antiquariato, forniture edili per le abitazioni, abiti, borse,  località varie, medici, protesi, e chi più ne ha più ne metta).

Niente di male. In apparenza. Se la polpetta avvelenata non fosse una vendetta contro il nostro giornale, e direttamente verso Nicola Zingaretti, che peraltro ha risposto molto bene. Restiamo comunque stupiti che Franco Di Mare si possa prestare a tali giochetti, allora tutto ci fa pensare (ci riporta) al legame  inscindibile con il clan. Abbiamo conosciuto Il Grande Fratello, abbiamo letto La Grande Sorella….oggi nel mondo della tv esiste anche il Clan delle Cinque Sorelle!  Sono “cinque”, come il nostro giornale. Dal Sud con furore. Il problema non sono solo le cinque sorelle ma anche i mariti.

Ed a scendere, accoliti e simpatizzanti. Una catena infinita di intrecci, interessi, politica, società. Radical chic e…cip. Ma, come sapete noi scriviamo solo la verità, e se veniamo a conoscenza di una notizia, è nostro dovere pubblicarla. Magari per svegliare le persone che se la fanno passare sotto al naso. Ma di questo continueremo a parlarne nelle settimane più avanti. Magari ci allontaneremo da Roma, per una volta, andremo in Cina. Ma molto più avanti. Oggi là c’è smog e nebbia…

Rimaniamo in tema comunicazione, parliamo di Sanremo. Il Festival è alle porte. Ci meravigliamo che ci si meravigli delle spese per la più grande produzione annuale della Rai TV. E ci meravigliamo che direttori e dirigenti, dopo la pubblicazione di cifre e compensi,  si precipitino a smentire attraverso i moderni mezzi di comunicazione. In tv, in prime time, bisogna avere il coraggio di spendere e investire. In tv i soldi spesi si vedono tutti. Non risparmiamo sul Festival di Sanremo. Risparmiamo altrove. Un’azienda importante come la Rai, la prima industria italiana (non la Fiat, che è solo la seconda) non può organizzare le nozze…coi fichi secchi!

 

  Carlo Brigante