Rai, Brunetta il “garzone” del biscione

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Renato brunetta rai

La Rai non perde mai. Al termine della giornata totalizza sempre il massimo dello share e degli ascoltatori. Migliaia di ore di trasmissione. Quattordici canali, sei canali radiofonici, televideo, venti sedi regionali e un canale per gli italiani all’estero. Un pubblico vastissimo, milioni di telespettatori. Eppure, tranne i circa tre milioni di utenti che possono permettersi un abbonamento a Sky a 45 euro mese, il servizio pubblico è l’unica possibilità di poter godere di una buona televisione con 40 centesimi al giorno.

La Rai è sotto attacco quotidiano di chi ha rancore verso il servizio pubblico. In questi giorni grazie (si fa per dire) agli attacchi di Renato Brunetta, la Rai ha visto sfumare un accordo molto vantaggioso per l’azienda, il contratto con Maurizio Crozza. Un contratto che avrebbe portato alla Rai un risparmio di circa 30 milioni di euro per la realizzazione del prodotto nelle fasce orarie a cui Crozza era destinato, senza parlare dell’introito pubblicitario per decine di milioni. Ma il piccolo deputato continua a lamentarsi di non essere invitato nei programmi Rai, e una volta invitato accende una feroce polemica sul compenso del conduttore.

Tranne che da Bruno Vespa, dove non ci risulta si sia mai lamentato dei milioni che Vespa incassa dalla Rai per un prodotto “seduto”, “datato” e ormai di scarso successo. Si suppone a questo punto che Brunettino sia mosso, come una marionetta rotta, da Cologno Monzese, al fine di ridurre la Rai a triste servizio pubblico.

Con la complicità di Beppe Grillo, che esiste grazie alla Rai e grazie all’emarginazione che la Rai stessa ha operato negli anni verso di lui, disco rotto di un populismo farneticante su temi esistenti solo in teoria e senza una soluzione concreta nel sistema solare! A questo punto il pubblico dovrebbe ribellarsi, visto che Brunetta pare ce l’abbia con la Rai anche per motivi personali, per una segnalazione non raccolta. Allora altro che compensi da favola, diverrebbe una questione di cuore. E al cuor, per quanto vicino alla pancia, non si comanda.