Rai, l’azienda minacciata dal “bollino blu”

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Avrete capito tutti che la Rai è argomento di discussione della politica e dei suoi rappresentanti. Con la scusa di renderla migliore e al servizio del cittadino di tanto in tanto propongono di privatizzarla, smembrarla, ingrandirla, di venderla, di svenderla. Intanto la Rai, la più grande azienda europea (non la Fiat, come spesso ricordiamo) resiste agli attacchi e in autosufficienza va avanti garantendo una tv sopra la media qualitativa europea, con il più basso canone, che spesso non riesce neanche a incassare dal suo azionista di maggioranza “IL TESORO” che  trattiene la somma per qualche anno, per pagare pensioni e strade per tutti (del totale del canone, che dal 2014 si chiamerà “imposta”, le casse dello stato trattengono almeno il 40%).

Dunque la Rai va avanti da sola (sono lontani i tempi in cui a fine anno il Ministro del Tesoro varava il famoso Decreto Salva Rai), anzi porta guadagni allo stato e con la pubblicità ci garantisce ore e ore di programmazione su ogni genere di piattaforma conosciuta, (pensate che all’anno un abbonamento a Sky costa intorno ai 720 euro di media, oppure a Mediaset Premium intorno ai 350 euro, contro il 113 euro della Rai). Quindi l’oggetto del contendere reale non è l’interesse dei cittadini (mia nonna a 80 anni vede solo la Rai e non potrebbe permettersi altri abbonamenti) ma lo spazio che la Tv di Stato può concedere ai politici, e spesso alle loro fidanzate (credetemi presumo siano parecchie), magari anche brave.

Oggi le proposte sul tavolo sono le più disparate. Grillo propone di privatizzarla in parte, però a Genova, per i trasporti, dice che le aziende pubbliche devono restare tali, perché il privato compra in svendita, smembra e rivende. Peccato che il suo ragionamento non vale per la Rai, azienda che dovrebbe ringraziare per averlo lanciato e sostenuto. Fico suo sodale, che dichiara di non amare il programma Tale e Quale è contro la privatizzazione ma vorrebbe ridurla ad una tv noiosa e piatta (come lui, Fico solo di nome). Stranamente da qualche giorno (da quando si è consumata la scissione tra Berlusconi e Alfano), anche Antonio Catricalà, vice ministro allo Sviluppo Economico dichiara che “condizio sine qua non” per il rinnovo della convenzione Rai-Stato per la concessione di Servizio Pubblico Radiotelevisivo è la segnalazione di un “bollino blu”, come la famosa banana, di tutti i programmi finanziati dal canone.

Il tutto approvato dai consiglieri Rai, incauti e male informati sulle procedure interne di amministrazione. Le tv europee hanno già criticato l’iniziativa inesistente in qualsiasi azienda televisiva pubblica nel mondo, anche perché le entrate pubbliche e derivanti dalla pubblicità vanno a sostenere tutte le necessità aziendali, motivo per cui i nostri politici devono specificare che il bollino blu dovrà essere apposto anche sulla carta “da culo” in uso presso Viale Mazzini 14, e che dovrà necessariamente essere acquistata con i proventi del canone versato dai cittadini??

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