Rai sotto attacco di Governo e “alcuni” dipendenti

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Rai sotto attacco di Governo e dipendenti

Tutti pensavano che il più grande nemico della Rai fosse Berluconi, invece a poco dal suo insediamento il duro colpo lo sta dando l’anaffettivo Matteo Renzi.

RAI PENALIZZATA – Se non serve il Senato della Repubblica cioè l’esperienza e la memoria, non vedo come possa servire la Rai, patrimonio culturale del paese. La Rai penalizzata dalla tendenza dell’italiano ad evadere qualsiasi imposta si possa eludere (salvo versare 700 euro l’anno a Sky, e 500 euro circa a Mediaset Premium), con la complicità del governo e del parlamento che dopo aver vampirizzato il servizio pubblico, non aver saputo riscuotere “l’imposta sulle comunicazioni” oggi dà il colpo di grazia, chiedendo parecchi milioni di euro, in questo momento irreperibili.

L’EVASIONE – Leggiamo commenti da parte di questi non definiti gruppi di dipendenti (un po’ come i tifosi che hanno sempre la ricetta giusta per la Nazionale in campo), che esultano a queste frasi fatte di “revisione della spesa”, per altro già in atto da un anno, quasi come una piccola vendetta nei confronti di giornalisti e “capoccioni”, che anche se dovessero tagliarsi lo stipendio (ma la Rai non è coinvolta per quanto riguarda il tetto ai manager, leggete bene il decreto invece di parlare a vanvera), non risolverebbero un fico secco. Tranne che non continuare ad aizzare i contribuenti contro il servizio pubblico favorendo l’evasione e danneggiando la Rai stessa. Quindi andrebbero licenziati in tronco!

LA LETTERA – Poi un commento alla lettera che ho letto su CINQUEQUOTIDIANO di Paolo De Andreis. CINQUE è un giornale libero che dà spazio a tutti, alle varie opinioni. Però devo criticare parte del contenuto. Nessuno può levare a De Andreis ciò che è di De Andreis. La sua grande capacità di curare i conduttori. La sensibilità di cogliere i contenuti giusti che interessavano al pubblico. I dati auditel esaltanti dei programmi da lui curati. Nessun merito per aver tagliato e ricucito il repertorio del varietà, ideato da Arbore e De Crescenzo a Tagli, ritagli e frattaglie. Ma la sua uscita dalla Rai ha coinciso con una modifica radicale dell’azienda e del sistema televisivo. In poche parole è uscito al momento giusto con un medagliere di tutto rispetto. Non rovini tutto chiedendo ancora una volta di lavorare gratis, oggi fallirebbe come gli altri. Poi un’ultima nota, non è giusto da parte sua criticare le società esterne, che hanno dato (in programmi da lui curati) opportunità di lavoro a suo figlio Giancarlo De Andreis, bravo autore, ma come i figli di avvocati, medici e notai non bravo come il papà! L’arte è nel dna non si trasferisce per “contratto”!

LA RISPOSTA DI DE ANDREIS – “Al genio ignoto che ha commentato la mia lettera senza capirla se mi telefona gli spiego anche se non lo merita. Lui non si deve preoccupare del figlio d’arte che per lavorare aspetta che lo chiamino e lo chiamano non solo perché più bravo del padre ma di tutti i dirigenti assunti in Rai e nominati da poteri occulti che stanno distruggendo la Rai, come dimostrano i fatti che l’ignoto signore nonostante non sia cieco non vede. Paolo De Andreis. Grazie Cinquequotidiano”.

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