A Quarto Grado parla la mamma di Sarah Scazzi

«Sapere che sono stati i miei parenti… Chi poteva mai immaginarlo?»

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Nella puntata in onda questa sera – alle ore 21.15, su Retequattro – “Quarto Grado” propone un’intervista a Concetta Serrano, madre di Sarah Scazzi, la tredicenne uccisa ad Avetrana nel 2007. La Suprema Corte ha inflitto la pena dell’ergastolo a Cosima Serrano e Sabrina Misseri, rispettivamente zia e cugina della vittima, e otto anni di reclusione allo zio Michele Misseri, accusato di soppressione di cadavere e inquinamento delle prove. Concetta è la sorella di Cosima.

Di seguito, la trascrizione dell’intervista realizzata da Alessandra Borgia.

Concetta: «Quella mattina dovevamo imbiancare casa. Sarah si è svegliata e verso le 8:30/9:00 è andata da sua cugina Sabrina. Verso le 13:00/13:30 è tornata a casa».

Giornalista: «E ha raccontato qualcosa quando è tornata a casa?»

C: «È entrata nella sua cameretta e si è chiusa. Poi, dopo un po’, è uscita e ha detto: “Mamma… vedi che dobbiamo andare al mare con Sabrina”. Ore dopo è venuta Sabrina a dirmi: “Zia, Sarah non è venuta. Dovevamo andare al mare”. E io: “Come? Se mi ha detto che veniva a casa tua, com’è che non è venuta?”. E lì ho pensato: “Sarà successo qualcosa” e ho detto a mio marito: “Prendiamo la macchina, vediamo se per caso la vediamo in giro. Quando ho visto che di lei non c’era traccia ho detto: ”Andiamo in caserma perché qui la cosa incomincia a preoccuparmi”. Ricordo un particolare: quel giorno, quando ho denunciato il fatto che Sarah non si trovava, venne anche mia sorella Cosima. Lei, arrabbiata, affermò: “Questa sera quando torna, se torna, le devi tirare uno schiaffone, perché l’ha fatta veramente grossa”. Con il senno di poi ho pensato: ma se non torna più che schiaffone le devo tirare?»

G: «Cosa ha provato quando ha saputo che tutta la famiglia Misseri, e quindi anche sua sorella e sua nipote, erano coinvolti nell’omicidio di sua figlia?»

C: «Già aver perduto Sarah in quel modo è stato uno strazio. Poi sapere che sono stati loro, i miei parenti, a fare questo… il dolore è aumentato, è diventato più forte, chi poteva mai immaginare che fossero stati loro?»

G: «Adesso abbiamo una certezza: ad uccidere Sarah sono state Sabrina e Cosima».

C: «Oltre a Sarah ho perso anche loro due. Adesso ci ritroviamo ad affrontare un futuro da soli, in termini familiari. Loro da soli, lì. Io da sola, qui… perché altri familiari mi hanno abbandonata… saremo tutti soli».

G: «Se oggi lei potesse consigliare qualcosa a sua sorella, cosa consiglierebbe?»

C: «Se vuole ritrovare la tranquillità, di mettere la coscienza a posto. Di dire la verità, anche se le costa tanto. Le è costato l’ergastolo, però la coscienza non l’ha ancora sistemata».

G: «E neanche Sabrina».

C: «E neanche Sabrina».

G: «Perché è accaduto?»

C: «Posso immaginare tante cose. Come faccio a capire perché l’hanno uccisa?»

G: «Lo sanno solo loro».

C: «Eh, infatti..»

G: «Ci sono stati dei momenti, in questi sette lunghi anni, in cui ha pensato che Sabrina e Cosima non c’entrassero con l’omicidio di sua figlia?»

C: «Lo vorrei pensare, però dalle intercettazioni, dai testimoni, tutto quello che è emerso… come faccio a non aver dubbi?»

G: «E invece, per quanto riguarda Michele, ha mai pensato a un movente sessuale?»

C: «Ma nella maniera più assoluta! Perché Michele è la persona è più puritana di questo mondo».

G: «Quindi non ha mai avuto dubbi su Michele?»

C: «Sotto questo aspetto, no».

G: «Comunque è responsabile?»

C: «Sì, di quello che ha fatto sì».

G: «Cosa le manca di Sarah?»

C: «Tutto. La sua allegria, la sua spensieratezza. Era schietta, diretta. Forse, proprio per questo motivo qualcuno, ha voluto toglierle la vita».

 

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