Radio Rai, l’Arroganza del Coniglio!

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Questa volta voglio parlare di Radiofonia. Di Radio Rai. Parto alla lontana. Nel 1924 nasce l’URI, Unione Radiofonica Italiana che nel 1927 diventerà EIAR Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Nel 1944 si trasformerà in RAI, Radio Audizioni Italiane. Solo nel 1954 prenderà luce la Rai, Radiotelevisione Italiana. Questo riassunto storico per raccontare quanto sia importante per il servizio pubblico la parte dedicata alla radiofonia. Nonostante i dati strombazzati qua e là da gruppi privati che sostengono di essere i primi in Italia per ascoltatori vi assicuro che la Radio Rai è la più ascoltata. Fa ancora un certo brivido alle ore 00.00 ascoltare l’Inno d’Italia che apre le trasmissioni del nuovo giorno che ha inizio. La Rai produce svariati canali, e frequenze,  Radio Uno, Due, Tre la Filodiffusione, Onde Medie, Isoradio. Oggi il direttore artistico della Radio è Carlo Conti. Appena arrivato, fresco di nomina, ha cercato di cambiare qualcosa, ma poco ha potuto fare a causa delle presenze granitiche di alcuni personaggi. Se sei autore o conduttore di un programma alla Rai, acquisisci un diritto di possesso (in teoria). Fino alla morte devi rimanere dove sei (vedi Sereno variabile di e con Osvaldo Bevilacqua) , e se un direttore vuole cambiare rischia la vita… comandano quelle decine di  e mail (scritte dai parenti degli interessati) che inneggiano all’epurazione di chi ebbe cotanto ardire! Detto questo alla radio sono permesse cose che in tv griderebbero vendetta. Seguo tutte le mattine il Ruggito del Coniglio su Radio Due programma simpaticamente ispirato a programmi di Arboriana memoria dove però i conduttori Marco Presta e Antonello Dose con la collaborazione di Max Paiella non evitano quotidianamente all’occorrenza di pubblicizzare, i loro libri e le loro presentazioni in giro per le librerie d’Italia, nonché in questi giorni uno spettacolo Teatrale al Teatro Olimpico di Roma dal 31 marzo al 9 aprile 2017 intitolato ZOMBIE (protagonisti proprio Marco Presta e Max Paiella). Quanti bravi artisti meriterebbero, magari in  un apposito spazio, pubblicità per la propria tournee teatrale? O per il proprio libro? Più che il tetto agli stipendi degli artisti (che contribuiscono agli introiti pubblicitari) penso che la Rai debba richiamare all’ordine questi piccoli casi di arroganza personale. Ciò vale anche per alcuni giornalisti e dirigenti scrittori dipendenti Rai che godono del privilegio di poter essere ospitati in molti programmi della stessa azienda, Vespa in testa, segue Francesco Pinto, e altri più bassi (di statura).  E’ vero i panni sporchi si lavano in famiglia…!

Carlo Brigante

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