Golf, Renato Paratore: intervista al neo vincitore del Nordea Masters

Il prossimo 12 giugno sarà al Coni per l’incontro tra il presidente Mattarella e il mondo dello sport italiano

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Renato Paratore
Renato Paratore

Dopo il trionfo nel Nordea Masters, l’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ci sarà anche Renato Paratore il prossimo 12 giugno al Coni per l’incontro tra il presidente Mattarella e il mondo dello sport italiano. Farà gli onori di casa il presidente del Coni, Giovanni Malagò, fra i primi a inviare un tweet di congratulazioni per il successo in Svezia del giovane romano.

Un’impresa che ha dato conferma dello straripante talento di Renatino, svelando anche una “solidità mentale” che solitamente appartiene ai giocatori più esperti.  Ancora frastornato dalle centinaia di messaggi arrivati sul suo cellulare: “Mi hanno scritto davvero in tanti, devo ancora rispondere a tutti. A fine gara ho parlato con i miei genitori e poi ho sentito subito la mia fidanzata. Era molto emozionata. Sono contento di averle regalato questa gioia. In precedenza mi aveva seguito nei tornei in Marocco e in Sicilia dove l’epilogo era stato ben diverso”.

Atterrato a Roma, Renato non si è concesso grandi festeggiamenti: “Aspetto che i miei amici siano liberi e magari nel weekend mi sbizzarrirò”. Chi invece avrà da festeggiare è il barista dove Paratore fa tappa quando è a casa: ”Aveva scommesso sulla mia vittoria e penso anche che la mia quota fosse alta”. Renato, invece, ha scommesso su se stesso, denotando audacia dalla prima all’ultima buca in Svezia.

Ha vinto il suo primo torneo sull’European Tour a 1900 km di distanza da casa, ma in quel palpitante duello con Chris Wood ha sentito un’intera nazione che spingeva la pallina fuori dal fairway alla buca finale “Quando sono andato a consegnare il mio score ero assolutamente certo di dover giocare il playoff. Mai avrei pensato che un campione come Wood potesse sbagliare il tee shot di una buca non molto difficile, resa ancora più agevole dai battitori avanzati. Appena ho rimesso gli occhi sullo schermo e ho visto la pallina fra le piante, ho iniziato a pregustare la vittoria”.

Poi la gioia con il caddie Iñigo Urquizu: “Mi segue sempre sul campo e mi dà preziosi consigli, così come il mio maestro Alessandro Bandini” e infine l’abbraccio con Matteo Manassero: “Un amico vero con cui condivido tutti i momenti al di fuori dal campo durante le trasferte. Ci teneva veramente al mio successo”.

Un torneo condotto sempre in alta classifica per Renato, eppure la sensazione di poter competere per il titolo è arrivata soltanto alla buca 12 del quarto round: “Fino ad allora ero cosciente di occupare un’ottima posizione, ma non avevo realizzato di poter arrivare primo. Sapevo che era dura e ho dato tutto me stesso per riuscirci”.

Sulla sua strada avversari come Chris Wood e Matthew Fitzpatrick, due dei 12 che hanno fatto parte del team europeo di Ryder Cup pochi mesi fa in Minnesota: “A fine gara mi hanno voluto fare i complimenti di persona. Una grande soddisfazione. Non mi spaventava il fatto di competere con giocatori così forti. Quando sei sull’ultimo giro di una gara dell’European Tour, tutti i contendenti sono temibili”.

Un’impresa frutto anche di delusioni che hanno fortificato il carattere di Renato, primo giocatore nato dopo il 1995 a laurearsi campione sul massimo circuito europeo e uno dei pochi, dal 1999 a oggi, insieme a Rory McIlroy e Manassero a festeggiare un titolo prima dei ventuno anni: “Sia in Marocco (quando poi trionfò Edoardo Molinari ndr) sia nel Rocco Forte Open in Sicilia, poter competere per il titolo nel giro finale mi aveva dato grande carica, ma al tempo stesso mi aveva demoralizzato, visto che poi non avevo saputo gestire bene il gioco, soprattutto in Sicilia dove avevo perso le staffe per qualche errore”.

Una voglia di rivalsa, ancora più forte dopo la beffa della mancata qualificazione (per un solo colpo) allo US Open: “Un vero peccato, ma quella prestazione mi ha fatto crescere ancora di più mentalmente”.

Proprio la tenuta nervosa sembra la risorsa decisiva per il salto di qualità di Renato. Di chi è il merito di questa svolta? “Di me stesso. Lavoro sulla mia testa tutti i giorni da almeno 6 mesi”. Tra i suoi prossimi obiettivi c’è la qualificazione all’Open Championship: “Un major e un’esperienza che voglio vivere e per riuscirci mi serve scalare 5 posizioni per raggiungere il 30° posto della Race to Dubai. Non credo di dover fare un lavoro particolare sul mio gioco. La strategia dei piccoli passi ha dimostrato di essere vincente”. Tifoso romanista e grande estimatore di Totti, Renato fa fatica a immaginarsi fra vent’anni lasciare il campo come il numero 10 giallorosso “Non ci penso, ma credo proprio che sarò ancora sul green a competere”.

Un pensiero sulla Ryder Cup 2018 invece l’ha fatto, ma senza voli pindarici. “Non mi piace pormi traguardi troppo ambiziosi. So che giocando con grande regolarità potrei arrivare a far parte del team europeo a Parigi, ma ora è ancora troppo presto”. A piccoli passi Renatino ha stupito tutti. Non c’è fretta per diventare grandi.

 

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