Alì Agca partirà stasera. La famiglia Orlandi chiede il fermo

«Una volta anni fa disse 'E' viva e la sua incolumità viene garantita', come faceva a dirlo? Mi ha sempre detto che ha voglia di essere ascoltato dalla procura»

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E’ stato convalidato dal giudice di Pace il provvedimento di espulsione per Ali Agca. Il ‘lupo grigio’, seguito dalle telecamere Adnkronos, si è recato sabato scorso in Vaticano per depositare delle rose sulla tomba di Giovanni Paolo II, in occasione del del 31esimo anniversario del suo incontro con il pontefice a Rebibbia, avvenuto il 27 dicembre 1983. Lì è stato bloccato dalla polizia italiana per i controlli amministrativi. Agca partirà questa sera dopo le 21 con un volo per Istanbul.

LA RICHIESTA DELLA FAMIGLIA ORLANDI – I legali di Pietro Orlandi, Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili, hanno depositato in Procura a Roma un’istanza con la quale chiedono che Alì Agca non sia espulso, ma sia trattenuto in Italia per motivi di giustizia e sia sentito sul caso di sua sorella, Emanuela Orlandi, la ragazza, cittadina vaticana, scomparsa nel nulla nel 1983. Nei giorni scorsi Agca, autore dell’attentato a Giovanni Paolo II è venuto a Roma e si è recato a S.Pietro dove ha fatto visita alla tomba di Wojtyla. Fermato, i suoi documenti non sono risultatati regolari ed è partita la procedura di espulsione. Prima che l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II venga espulso dall’Italia per ingresso clandestino, Orlandi chiede che venga ascoltato dai magistrati romani che tuttora hanno aperto un’inchiesta relativa alla scomparsa di Emanuela: “Mi auguro che la procura approfitti dell’occasione – dice Orlandi al Tg Lazio della Rai -. Agca ha fatto dichiarazioni precise su Emanuela e sempre le stesse. Una volta anni fa disse ‘E’ viva e la sua incolumità viene garantita’, come faceva a dirlo? Mi ha sempre detto che ha voglia di essere ascoltato dalla procura”.  “In particolare – sottolinea Pietro – chiediamo che vengano approfondite le dichiarazioni fatte da Marco Fassoni Accetti che più volte ha nominato Alì Agca”. Accetti, che si è autoaccusato di aver avuto un ruolo nel rapimento di Emanuela e fece ritrovare un flauto identico a quello che usava la ragazza (sul quale però non sono state rinvenute tracce riconducibili ad Emanuela), è indagato per sequestro di persona. In una recente intervista Alì Agca ha inoltre sostenuto che Emanuela è ancora viva. In altre occasioni l’ex terrorista ha affermato che Emanuela Orlandi sarebbe segregata in un convento. “C’è un indagato che si è autoaccusato del sequestro di Emanuela e ha fatto il nome di Agca – conclude Orlandi -. Quale occasione migliore per verificarlo?”.

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