Valmontone, la rivolta degli studenti: «No ai tagli»

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Studenti sul piede di guerra, questa mattina a Valmontone, davanti all’Istituto Enzo Gigli, la scuola superiore con indirizzi di ‘Amministrazione, finanza e marketing’ e ‘Turismo’. I ragazzi non sono entrati in classe per contestare la scelta della dirigenza di chiudere gli uffici di segreteria in entrambe le sedi distaccate dell’istituto di istruzione superiore “Via Scroccarocco 20” di Segni, costringendo alunni e famiglie a recarsi nella sede centrale, a Segni, per qualsiasi pratica amministrativa. Una scelta poco gradita sia agli alunni di Valmontone che a quelli di Colleferro (nella sede distaccata del Parodi Delfino) tanto che la settimana scorsa il Consiglio d’istituto, nella sua interezza, aveva deliberato la richiesta al preside, Roberto Chiararia, di ripristinare un punto segreteria nelle due sedi locali. Richiesta a cui il preside non ha dato alcun riscontro, inducendo i ragazzi di Valmontone alla clamorosa protesta di oggi.«Dal 2 settembre – spiega Andrea, uno degli studenti – tutto il personale Ata è stato richiamato a Segni, alla sede centrale, e noi siamo costretti a recarci fin lassù per qualsiasi cosa. Un disagio incredibile, se si pensa che in questa scuola vengono ragazzi da San Cesareo, Colonna, fino alla periferia di Roma, da una parte, ma anche da Velletri o dall’alta Ciociaria. I locali ci sono, e sono attrezzati, il personale pure non si capisce perché ostinarsi con questo provvedimento». Sul posto, a dare sostegno ai colleghi di Valmontone e ad organizzarsi per qualcosa di analogo da fare nei prossimi giorni, una delegazione di studenti di Colleferro.«Siamo uniti – aggiunge Luca, del Gigli – perché crediamo che quel che stiamo chiedendo sia solo un nostro diritto. Lo ha richiesto il Consiglio d’istituto nella sua complessità, non si capisce perché il preside non ci degni nemmeno di una risposta. La delibera del Consiglio è stata trasmessa anche al sindaco di Valmontone».Ed il sindaco, Alberto Latini, è in mezzo agli studenti a capire quel che sta succedendo per aggiungere la voce istituzionale ad una richiesta che sembra sacrosanta. «Non si capisce – commenta Latini – come nella scuola ci si possa trovare dinanzi a paradossi incredibili che contrappongono a scelte inspiegabili, giustificate con la scusa del risparmio, sperperi milionari di soldi pubblici. Un esempio lo abbiamo proprio per la sede distaccata di Colleferro per la quale la Provincia, da anni ormai, continua a spendere di affitto 2 milioni e 100 mila euro l’anno, pari a 175 mila euro al mese. E potrei citare altri di questi casi. La richiesta che fanno oggi i ragazzi è talmente semplice, e legittima, che non si può comprendere questo atteggiamento di totale chiusura».