Catturato l’uomo che riuscì ad evadere da Rebibbia

Mesi di indagini per arrivare a rintracciarlo. Ecco la parabola criminale del latitante

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Nella tarda serata di ieri, a seguito di specifica attività d’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, agenti della Polizia di Stato della squadra mobile di Milano e Roma, nonché del NIC della Polizia Penitenziaria di Milano e Roma, hanno fatto irruzione all’interno di una villetta di tre piani ubicata a Luisago (Como), catturando l’uomo che evase mesi fa da Rebibbia.

L’uomo era latitante in quanto destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso il 9 novembre 2016 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano, dovendo scontare la pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione per associazione per delinquere, traffico di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.

Le indagini sono iniziate in seguito all’evasione la notte del 27 ottobre 2016, insieme a due connazionali dalla casa circondariale “Rebibbia” di Roma, durante la quale i tre albanesi, dopo aver segato le sbarre della finestra della loro cella, raggiunsero il muro di cinta, calandosi con delle lenzuola annodate.

Le attività, condotte anche con una notevole mole di intercettazioni sia nella sfera familiare che nella cerchia criminale dell’uomo, si sono protratte ininterrottamente, permettendo di risalire ai soggetti che hanno supportato la latitanza del fuggitivo e consentendo di individuare il luogo in cui si nascondeva.

Al momento dell’arresto, è stato trovato in possesso di una carta di identità e di una patente di guida romene risultate contraffatte.

All’interno dello stabile sono stati identificati alcuni parenti del latitante, tra cui il cugino trovato in possesso di 1,100 kg di cocaina e 950 euro ritenuti di provenienza illecita, nonché, a seguito di perquisizione personale, è stato trovato in possesso di una carta di identità e di una patente di guida romene risultate contraffatte.

La parabola criminale dell’uomo inizia il 19 agosto 2000 allorquando il padre venne assassinato presso un ospedale di Tirana nell’ambito di una faida tra famiglie.

Nel 2002 ad Anversa (Belgio) l’uomo e il fratello maggiore  si vendicarono ed uccisero uno degli esecutori dell’omicidio del padre, ferendo un altro uomo.Per l’omicidio ci fu una condanna nel 2009 all’ergastolo dal Tribunale di Fier, pena poi ridotta a 25 anni di reclusione col rito abbreviato.

Nel corso degli anni, il latitante è stato indagato diverse volte, sia dalla Guardia di Finanza (2009) che dalla Polizia di Stato (2012) e dai Carabinieri (2013), per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed allo sfruttamento della prostituzione.

Nel 2012 la Corte d’Appello del Tribunale di Valona ne conferma la condanna a 25 anni di reclusione.

Nel 2014, mentre è detenuto in Albania nel carcere di Peqin, è stato raggiunto da mandato di cattura internazionale, a seguito del quale il Tribunale di Fier ha concesso all’Italia l’estradizione, che viene però sospesa in attesa dell’espiazione della pena inflittagli per i fatti di Anversa; nel luglio 2015 la Corte di Cassazione albanese ha accolto il ricorso dei suoi legali, rimandando il caso alla Corte d’Appello di Valona perché giudichi nuovamente su quei fatti.

Il 4 agosto 2015 viene estradato dall’Albania in Italia e arrestato presso l’aeroporto di Fiumicino in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal locale Tribunale ordinario per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed allo sfruttamento della prostituzione; lo stesso giorno viene associato alla Casa Circondariale “Rebibbia” di Roma, da cui è evaso la notte del 27 ottobre 2016.

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