Pignatone: «A Roma c’è pacifica convivenza tra criminali. Il reato principe è lo spaccio»

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«Per scelta abbiamo evitato di fare dichiarazioni, subito dopo l’operazione ‘Mondo di mezzo’ conosciuta come Mafia Capitale: aspettiamo la sentenza di primo grado, commenteremo quella». Così ha esordito  il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone, accompagnato dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, in audizione alla commissione parlamentare Degrado città e periferie. Pignatone ha ricordato che al suo arrivo a Roma cinque anni fa esisteva la convinzione che la mafia non fosse presente nella Capitale, questo perché in città non c’è il controllo di una sola associazione mafiosa ma «ci sono varie organizzazioni criminali che hanno caratteristiche mafiose tipiche come intimidazione e comportamenti utili a mantenere nel territorio lo stato di omertà e di soggezione. Certamente – ha proseguito – la zona in cui sono più evidenti queste caratteristiche è Ostia, ma non solo».
OCCUPAZIONE – Il procuratore capo ha poi affrontato il problema delle 99 occupazioni di immobili pubblici e privati, di cui 79 in zona suburbana. Si tratta di edifici abbandonati, spesso fatiscenti, degradati e pericolosi che vengono occupati da intere famiglie «spesso di nazionalità straniera e gestite da comitati o gruppi caratterizzati politicamente». Un fenomeno che coinvolge molte migliaia di persone anche se nel 2016 sono stati effettuati 28 interventi, di cui 6 per scongiurare nuove occupazioni, mentre 22 sono state vere e proprie operazioni di sgombero. Eppure da una indagine sistematica della Digos, emergono elementi «tali da configurare una vera associazione per delinquere finalizzata alla gestione degli immobili occupati soprattutto da stranieri, procedendo anche a pratiche come estorsioni oppure all’uso di persone come ‘massa di manovra’ per manifestazioni di piazza».
SPACCIO – Tuttavia il reato principale che riguarda città e periferie è quello dello spaccio, il “reato principe” come lo ha definito il Procuratore capo. Ma a seguito della recente normativa l’intervento delle forze dell’ordine porta all’arresto di un terzo dei casi perché la legge «ha abbassato i tetti di pena e anche della nuova disciplina delle misure cautelati». Dal punto di vista dei territori emerge che «nelle periferie opera una stragrande maggioranza di arrestati di nazionalità italiana, mentre nella zona centrale si inverte la proporzione e abbiamo una presenza di soli due quinti di italiani». A Tor Bella Monaca, ha aggiunto Prestipino, operano tanti gruppi criminali che hanno la gestione di un pezzo del territorio con una divisione rigida su strade e piazze. «Situazione che spesso sfocia in fatti di violenza» con «uno spessore criminale elevato  a volte in associazione con camorristi e ‘ndranghetisti’». Si verifica così «un salto di qualità dal punto di vista criminale» ed emergono situazioni che richiamano alcune intercettazioni «in cui Cosa Nostra si esprimeva con le stesse parole e gli stessi concetti registrati a Roma».
IL METODO MAFIOSO – Questo significa che «la lezione del metodo mafioso è stata assorbita in modo estremamente preoccupante». Ne è un esempio quanto successo sempre a Tor Bella Monaca dopo uno scontro fra gruppi, quando è stato realizzato un murales raffigurante la persona uccisa senza che nessuno abbia provveduto a rimuoverlo da questo immobile per di più comunale. A dimostrazione di «quanto sia forte il profilo identitario di questo gruppo che porta avanti non solo l’apologia del criminale, ma che riceve anche un grandissimo prestigio da spendere grazie alla presenza di questo murales che nessuno toglie». Nonostante tutto per Pignatone a Roma «c’è una pacifica convivenza tra le varie organizzazioni criminali. Si verificano tra i 20 e i 30 omicidi l’anno, che in una città di oltre tre milioni di abitanti vuol dire un tasso vicino allo zero statistico, e oltretutto 18 di questi sono avvenuti in ambito familiare». Quindi «siamo lontanissimi da realtà come Napoli o altre città italiane dove la concorrenza nelle attività illecite sfocia in fatti di sangue. Evidentemente – ha concluso – (a Roma) c’è guadagno per tutti o la convinzione che convenga evitare situazioni di aumento dell’attenzione da parte delle forze dell’ordine o dei media».
gl

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