Lo scandalo dei Trony a Roma tra chiusure e arresti

Nei guai gli amministratori della Edom, il gruppo titolare dei negozi

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Roma, evasione da 10 milioni: arrestato il gestore del marchio Trony

Enormi somme di denaro sarebbero state sottratte illecitamente dal patrimonio del gruppo Edom S.p.a., la società titolare dei negozi a marchio Trony di Roma, provocando il fallimento. Bancarotta fraudolenta. Ci sarebbe questo dietro la drammatica chiusura degli otto punti vendita nella Capitale che ha lasciato senza lavoro più di cento persone.

Questa mattina, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, la guardia di finanza ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di un imprenditore romano 51enne, del suo commercialista e faccendiere 50enne e un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari della diretta collaboratrice 46enne di quest’ultimo. I tre, insieme a un commercialista romano di 51 anni, sono indagati nell’ambito delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma.

I provvedimenti di oggi sono arrivati al termine di una complessa attività di polizia giudiziaria, l’operazione “cigno”, con cui gli indagati erano soliti riferirsi al faccendiere e mente finanziaria del gruppo, già noto alle cronache giudiziarie poiché emerso nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale” per gli stretti legami con i principali indagati di quell’indagine.

Il dissesto della gruppo Edom era stato provocato dal debito di oltre 100 milioni di euro maturato nei confronti dell’erario e prodottosi a seguito della ingente evasione fiscale contestata alla società. Per quei reati tributari il faccendiere, sempre su ordine della procura di Roma, era già stato arrestato nel dicembre 2013 dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria e condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione (in quell’occasione erano stati sottoposti a sequestro beni immobili per oltre 9 milioni di euro). In conseguenza dello stato di insolvenza, generato dalla grave esposizione debitoria, la società, inizialmente ammessa dal tribunale di Roma alla procedura di concordato preventivo, nel febbraio scorso è stata dichiarata fallita. Le indagini della guardia di finanza hanno consentito di svelare il progetto criminoso attuato dai tre indagati i quali, anche dopo essersi spogliati di qualsiasi carica societaria, hanno continuato a programmare e attuare tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori formalmente nominati.

Gli uomini del nucleo speciale di polizia valutaria, su delega del pubblico ministero titolare del procedimento, anche attraverso accertamenti bancari e attività rogatoriale con la Repubblica di San Marino, hanno ricostruito le condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario e realizzate attraverso sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari (circa 7 milioni di euro in 4 anni) nonché mediante l’alterazione della contabilità realizzata attraverso artifici contabili quali la cancellazione tout court di interi blocchi di registrazioni, l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica. Nel complesso, attraverso quelle operazioni e ulteriori trasferimenti di denaro a società sammarinesi, sempre riconducibili agli indagati, sono stati distratti dal patrimonio della gruppo Edom circa 9,5 milioni di euro. Nell’ambito della medesima operazione sono state effettuate anche perquisizioni presso il domicilio dei soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi.

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