Venditori di portachiavi: bufale e truffe a Roma e in provincia

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Spuntano all’improvviso nei pressi di semafori, centri commerciali e parcheggi pubblici. Sono i “famigerati” venditori di portachiavi. Allettanti gadget in plastica e persino in vetro dalle più svariate forme, magari da regalare per Natale. Alcuni lo fanno per uno scopo di solidarietà.

Indossano una pettorina arancione e si propongono ai tanti automobilisti. Le forme più comuni diffuse in provincia di Roma sono quelli riferiti alla raccolta di fondi per la ricerca ma c’è anche chi lo fa autonomamente per racimolare qualche euro per sè. Di sicuro molti lo fanno senza alcun titolo o autorizzazione. Gli istituti e le associazioni di raccolta fondi ci tengono a precisare che non intraprendono mai iniziative presso semafori e se lo fanno hanno sempre un’autorizzazione, uno stand visibile e un logo chiaramente riconoscibile.

Niente di tutto questo in quelli avvistati nei giorni scorsi all’Ikea, al semaforo di via Appia Nuova (questa mattina), al centro commerciale di Palestrina “I Platani” e al centro commerciale Roma est. Sono solo alcune segnalazioni, tutte però attendibili e facilmente verificabili. Assieme a queste si sommano poi le bufale o le pseudo verità.

Si tratta di quelle persone che regalerebbero portachiavi. A quale scopo? Il gadget conterrebbe all’interno un microchip che servirebbe a spiare le persone per fare furti all’interno dell’abitazione. In rete circolano diverse lettere che invitano a «a rifiutarlo senza ombra di dubbio o, se lo si fosse accettato, per non dare dispiacere al donatore, sarebbe meglio liberarsene quanto prima». Le forze dell’ordine da tempo si interrogano su questo fenomeno che si riferirebbe a un caso proveniente dall’Usa.

«E’ una segnalazione molto comune – spiega il capitano Emanuela Rocca della compagnia di Tivoli. Ma di certo è uno stratagemma alquanto fantasioso. Innanzitutto il sistema tecnologico indicato è sofisticato e poi personalmente avanzo dei dubbi su questa modalità. Ci sono molte persone che fanno questo mestiere – continua il capitano – e sarebbe sempre opportuno verificare la provenienza e l’obiettivo di queste vendite. Io non darei soldi a nessuno nè accetterei gratuitamente un oggetto senza sapere di cosa si tratta».

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