Ostia, gdf sequestra lo stabilimento Faber beach

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Ostia, gdf sequestra lo stabilimento Faber beach

I finanzieri del comando Provinciale di Roma hanno sequestrato un importante stabilimento balneare, il Faber Beach, meta della movida romana situato sul litorale romano, dichiarato fallito per un debito di oltre 8,3 milioni di euro, riconducibile a imposte e contributi non versati all’erario.
Il sospetto che la società fosse stata deliberatamente avviata al dissesto finanziario è stato confermato dagli accertamenti delle fiamme gialle del II Gruppo di Ostia, grazie ai quali è stato possibile individuare il percorso criminale seguito per distrarne il patrimonio e avviarla poi verso un fallimento pilotato e una bancarotta programmata.

Il piano messo in atto dal gestore dello stabilimento sequestrato è quello classico della spoliazione programmata del patrimonio aziendale. I rami d’azienda in attivo – in questo caso lo stabilimento balneare e il ristorante – vengono ceduti a società “pulite”, appositamente precostituite e affidate a prestanome, in maniera tale che in capo all’azienda “decotta” rimangano solamente i debiti e le passività.

Una volta rispettato il copione, è stato possibile proseguire l’attività “sotto nuove spoglie”, sottraendosi alle  azioni esecutive intentate dai creditori.
Le indagini condotte dai militari della GdF – pur in assenza di ogni scrittura contabile e di qualsiasi altra documentazione amministrativa, sottratte alla procedura fallimentare – hanno, comunque, permesso di ricostruire il percorso, individuare le responsabilità e, soprattutto, reperire i beni illecitamente sottratti ai creditori.

Grazie infatti al provvedimento di sequestro emesso dal giudice per le indagini preliminari di Roma le fiamme gialle hanno sottoposto a sequestro, oltre al lido, un ristorante, alcuni conti correnti e numerose quote sociali. L’intera massa aziendale è stata, poi, affidata alla responsabilità di un amministratore giudiziario che, su mandato del giudice, avrà cura di proseguire l’attività commerciale, salvaguardando i posti di lavoro e recuperando, nei limiti del possibile, i crediti esistenti per soddisfare le varie pendenze debitorie. I quattro responsabili – deferiti all’autorità giudiziaria capitolina – dovranno ora rispondere dei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

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