Juri Marini: Amministrazione Pascucci? Fallimentare!

Intervista al candidato renziano alle primarie del Pd di Cerveteri

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marini Domenico Bonifaci

di ALBERTO SAVA

Juri Marini è uno dei due candidati alle primarie del Pd, in programma per domenica 19 marzo. Renziano della prima ora, ha partecipato ad alcuni meeting alla Leopolda, ed è molto attivo sui social, a cui spesso affida riflessioni e proposte politiche. Nato e vissuto a Cerveteri, quarantatré anni, laureato, è profondo conoscitore delle problematiche di Cerveteri e del suo territorio. Quarantrenne del terzo millennio, punta alla vittoria dichiarandosi pronto a pagare il costo giusto, ma rifiuta categoricamente l’alto prezzo del gioco al ribasso su temi fondamentali per la città. In vista delle primarie ‘di San Giuseppe’, la stampa ‘istituzionalizzata’ lo accredita in quota alla componente Unidem, ma così non è. Nell’intervista, infatti, il candidato ha chiarito i termini della sua posizione politica. Altra questione in primo piano: eventuali primarie di coalizione, sì o no? Juri Marini è stato cristallino su questo punto: “Se vinco io, non si faranno primarie di coalizione e chi vuole potrà venire con noi”. Ha ragione Juri Marini ed ecco perché: è stato intempestivo parlare di primarie di coalizione prima delle chiusura delle urne delle primarie di partito; nell’attuale assetto elettorale non si vede l’ombra di alcuna coalizione di centrosinistra all’orizzonte, ma solo grumi di ‘fusioni a freddo’ di voti qua e là. Qualunque ragionamento è da considerarsi valido fino alla sera del 19 marzo, da lunedì mattina 20 marzo necessariamente si apriranno nuove progressioni.

Quali sono i punti di forza del programma che presenta al popolo della Primarie Pd?
Dovendo citare solo alcuni punti, il primo è senz’altro la volontà di preservare e valorizzare l’identità del nostro territorio. Io non voglio che Cerveteri cresca a dismisura e veda stravolto il suo profilo e il suo stile di vita. Parlando di territorio, punti importanti sono, tra gli altri, la sistemazione delle case sparse nelle campagne e l’introduzione del concetto di urbanistica contrattata, perché, per ogni ipotesi di sviluppo, ci sia sempre un ritorno in opere pubbliche per la città. E poi il turismo, ovviamente. Ne parlano tutti, ma la vera svolta ci sarà solo se si saprà immaginare un approccio diverso. Gli ingressi al museo da soli non bastano. Un turista porta benefici alla città se poi va a mangiare in un ristorante, compra un souvenir, si ferma in un bed & breakfast. Altri elementi fondamentali sono una vera trasparenza, che oggi purtroppo resta ancora una chimera e la chiusura della SpA del Comune. Eliminando le poltrone che servono per gestire quella società si risparmierebbero centinaia di migliaia di euro, ogni anno. Se vogliamo offrire servizi migliori, dobbiamo spendere meglio i pochi soldi che abbiamo a disposizione. E infine semplificare, sburocratizzare, favorire la libera iniziativa, avviare campagne di ascolto. Ma poche righe non bastano per raccontare tutto.

Può fare un bilancio dei cinque anni dell’Amministrazione uscente?
Fallimentare. Erano partiti con tante buone intenzioni e avevano la fiducia, forse anche per curiosità, di tantissimi cittadini. Ma alla prova dei fatti si sono dimostrati, nel complesso, non all’altezza. Questa amministrazione non ha lasciato il segno e la città annaspa ancora negli stessi problemi di sempre: dalle buche alla mancanza di lavoro, dall’incuria e dal degrado di certe zone, alla mancanza di una visione di medio lungo periodo. Saranno ricordati per la troppa arroganza e la scarsissima credibilità: erano contro il centro commerciale e invece adesso ne stanno facendo un altro, solo poche centinaia di metri più in là, tra l’altro a danno degli spazi per gli artigiani; avevano promesso una commissione pubblica per Campo di Mare e invece stanno procedendo in gran segreto. Peccato che il Gruppo Bonifaci, sul suo sito, abbia già annunciato la realizzazione di nuove case proprio a Campo di Mare, utilizzando per altro le stesse immagini usate, guarda caso, anche dal Sindaco. Ciò ha alimentato il sospetto che un progetto esista già, ma ancora lo tengono chiuso in qualche cassetto, alla faccia della trasparenza e delle belle promesse. Non era con questi propositi che si erano presentati. O hanno mentito prima, o sono cambiati col crescere.

La stampa “istituzionalizzata” continua ad accreditarla solo in quota ad Unidem, è solo un “caso”?
Questo deve chiederlo a loro. Ho già chiarito in più occasioni che non ho mai fatto parte di alcuna corrente nel circolo, nemmeno di Unidem. Tra l’altro non sono neppure il candidato di un solo gruppo. La mia candidatura è divenuta concreta non quando alcuni amici e compagni, che ringrazio, hanno fatto il mio nome, ma quando, insieme, abbiamo discusso e condiviso lo stile, i contenuti, le linee programmatiche. Poi saranno gli elettori delle Primarie a scegliere chi sarà il candidato del Partito Democratico, di tutto il Pd.

Privatizzazione dei cimiteri, cosa pensa di questa scelta?
Premetto che io sono generalmente favorevole alle privatizzazioni, utili per garantire servizi migliori e più efficienti. Ci sono però dei limiti, e il caso del cimitero è uno di questi. Se infatti si stesse parlando di un cimitero aggiuntivo, magari anche più bello, in cui chiunque potesse accedere pagando il giusto prezzo di mercato, non ci troverei nulla di male. Ma se invece si tratta di coprire le normali e prevedibili esigenze della città, allora il discorso cambia. In questo caso, la soluzione di un cimitero privato finirebbe per imporre ai cittadini, a tutti i cittadini, dei costi notevolmente più alti per un servizio di cui, nessuno di noi, può fare a meno. E questo non mi pare per nulla giusto. Tantomeno mi pare una cosa di sinistra. È come per la sanità: il servizio sanitario deve essere sempre accessibile e gratuito, per tutti. Se poi qualcuno preferisce andare in strutture private, è liberissimo di farlo. Ma cosa succederebbe se le strutture sanitarie diventassero improvvisamente tutte a pagamento, a costi esorbitanti, e nessuno avesse più scelta?

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