Atac, nessuno vuol fare il controllore e l’evasione aumenta

Nel frattempo ecco che arriva il consueto sciopero settimanale previsto per mercoledì prossimo

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Atac controlli interni contro i furbetti
Atac controlli interni contro i furbetti

Sull’evasione tariffaria dei mezzi Atac da anni ormai ballano le percentuali. Nel 2015 l’allora assessore alla mobilità Guido Improta stimava una evasione fra il 18% e il 40% secondo le varie zone, ma già si pensava di stanare i controllori da quegli uffici che Alemanno aveva inzeppato di amministrativi con la sua parentopoli.
Allora i cosiddetti ‘verificatori’ da mettere in campo dovevano essere circa 300, già insufficienti per una vastissima rete di trasporto.
L’anno successivo l’azienda capitolina stimava una media del 25% di portoghesi per i mezzi di superficie e puntava ad azzerare il tasso di evasione sulla metropolitana dove, a ben vedere, sarebbe sufficiente una maggiore attenzione da parte degli addetti generalmente asserragliati come a Fort Apache nei loro gabbiotti di vetro. L’obiettivo entro la fine dello scorso anno era quello di implementare “una serie di azioni che puntano ad arrivare alla fine dell’anno con un tasso di evasione dimezzato rispetto a quello medio. Le politiche di contrasto saranno articolate lungo varie direttive che prevedono sia un uso massiccio della tecnologia sia pratiche di success fee (chevvordì? ndr) al fine di aumentare il numero di persone impiegate nella verifica”. Il success fee deve essere rimasto al palo se, come scrive La Repubblica, il bando promosso da Atac per trovare i controllori è andato deserto e probabilmente lo sarà anche il prossimo.
La spiegazione di tale insuccesso è più semplice di quanto si creda perché la speranza di convincere gli amministrativi interni a schiodarsi dalle poltrone è andata delusa, punto e basta.
Repubblica tuttavia ci dice che “l’amministratore unico Manuel Fantasia non si arrende e scava ancora nel proprio organico per individuare dipendenti disposti a reinventarsi controllori”. Vi risparmiamo l’elenco di tutte le complicazioni di una scelta che il senso comune vorrebbe di estrema facilità anche a costo di assumere toni padronali, in Atac severamente vietate dalle lobbies sindacali, quali: “O vai a fare il verificatore o te ne vai”. Scherziamo? Soprattutto perché  andare a fare il controllore sarebbe un ‘demansionamento’ (non sia mai!) con una lieve riduzione dello stipendio compensata da un bonus più o meno ballerino.
Roba da non credere nel Paese dei voucher e del precariato cronico che in Atac ci siano ancora così tanti choosies, gente che fa tanto il difficile! Ma il quotidiano insinua anche un altro dubbio e si chiede “ma i verificatori che negli anni si sono imboscati negli uffici quando verranno rimessi in servizio?”. Quesito angoscioso solo per chi non conosce Atac. La società di Tpl più indebitata e disastrata d’Europa, dove non si muove foglia senza che la pletora assurda di sigle e siglette sindacali lo voglia.
Nel frattempo, romani, cuccatevi anche il consueto sciopero settimanale previsto per mercoledì prossimo.
Poi la Raggi non si lamenti se la gente usa il mezzo privato disdegnando pure la bici assurta già a simbolo di civiltà dal mai dimenticato Ignazio Marino. Non solo, non si lamenti se gli incassi per la bigliettazione (quella vera non quella fasulla di cui già scrivemmo nel 2012) precipitano. Senza contare che saremmo curiosi di conoscere quante multe comminate dai pochi verificatori circolanti, vengano effettivamente pagate dal variegato pubblico di utenti che comprende anche clandestini, rom, extracomunitari, senza fissa dimora e giovani sbandati (peraltro aggressivi), interessati fautori del trasporto pubblico….gratuito.
Balthazar

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