Atac, sciopero ridotto a 4 ore: la Prefettura trova l’accordo

Resta però alta la tensione: sindacati del settore pubblico verso lo sciopero regionale

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Lo sciopero dei trasporti di venerdì prossimo sarà ridotto ad appena quattro ore nella mattinata di venerdì. Ma la crisi e la situazione di tensione non diminuisce a Roma e nel Lazio e le difficoltà continuano. L’ordinanza emessa dal prefetto Gabrielli nel pomeriggio di martedì prevede che “l’agitazione potrà svolgersi nella fascia oraria compresa tra le ore 08.30 e le 12.30 della giornata del 18 marzo. La decisione è stata assunta in considerazione dei rischi di gravi ripercussioni sul sistema di mobilità derivanti da una serie di fattori che vengono a concentrarsi in quella giornata”.

ATAC, SCIOPERO RIDOTTO A 4 ORE

La preoccupazione è andata alla celebrazione della domenica delle Palme che, con la concomitanza del Giubileo della misericordia, porterà a Roma un notevole afflusso di pellegrini e visitatori.   Ad essa, spiega la Prefettura di Roma “si è aggiunta la concomitante iniziativa, promossa dalle associazioni di categoria dei tassisti, che hanno indetto, sempre per il 18 marzo, il fermo nazionale dei veicoli per quattordici ore”. La trattativa della Prefettura con i sindacati dei trasporti ha visto un “tentativo di conciliazione che ha visto Cambia-Menti M410 aderire alla soluzione prospettata dalla “Commissione di Garanzia”.

LA PREFETTURA TROVA L’ACCORDO

Un’altra sigla non ha ritenuto di poter accettare una riduzione della durata dell’astensione dal lavoro, nella considerazione che l’iniziativa da essa indetta si colloca nell’ambito di uno sciopero nazionale dei lavoratori pubblici e privati. Alla luce di queste posizioni, il provvedimento adottato consentirà di assicurare l’esercizio del diritto di sciopero dei lavoratori di ATAC S.p.a. garantendo, allo stesso tempo, ai cittadini e agli altri utenti di Roma l’accesso a servizi di mobilità pubblica, secondo una logica di equo bilanciamento di diritti di libertà costituzionalmente protetti”.

PROTESTA DEI SINDACATI

Ma intanto anche oggi è anche giornata di protesta per i sindacati dei lavoratori pubblici che hanno lanciato Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa Roma e Lazio Con una nota congiunta lo stato di agitazione di tutti i settori del Lazio che offrono servizi pubblici, compreso il privato sociale, e ricordando le ragioni della mobilitazione in una manifestazione mercoledì pomeriggio a Roma a Piazza Vidoni. “Nei settori pubblici del Lazio, in soli 10 anni, dal 2004 al 2014, uno scellerato blocco del turn over ha prodotto 28mila occupati in meno. Si è passati da 193mila a 165mila. Un taglio indiscriminato che non ha distinto tra settori sovradimensionati e sotto organico, che non ha efficientato e riqualificato la spesa. Basti citare il caso dell’Inps che, come in questi giorni ricordato dal vertice politico dell’Ente, perde 100 dipendenti al mese. Il risultato è una riduzione dei servizi che l’austerità imposta nell’ultimo lustro ha persino accelerato, investendo i settori privati che offrono servizi pubblici. Una situazione gravissima, una vera e propria crisi sociale ignorata dai più e sottovalutata dalla propaganda del Governo”.

CRISI ANCHE NEL SETTORE PUBBLICO

Tante le situazioni di difficoltà anche nella sanità pubblica e privata: “La settimana scorsa – denunciano ancora i sindacati – abbiamo appreso degli oltre 200 cassintegrati all’Idi, e le crisi si sommano: dall’Israelitico al settore delle residenze per anziani ed alla riabilitazione, la situazione è da emergenza, da codice rosso, senza contare i tanti casi di stipendi tagliati o pagati con estremo ritardo, ormai all’ordine del giorno. Allo stesso modo nel pubblico, senza una regia, assistiamo a numerosi interventi unilaterali di riassetto delle amministrazioni centrali volti a cambiare tutto per non cambiare nulla, o, come nel caso delle Prefetture e degli Uffici delle Entrate, a tentativi di tagliare ulteriormente in modo aprioristico”.

I sindacati puntano allo sciopero regionale entro la fine di maggio “per invertire la rotta a partire dal rinnovo dei contratti nazionali, bloccati da 7 anni nel pubblico impiego e da 10 nella sanità privata e nel privato sociale, e dall’immissione di nuove energie”.

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