Le mani della mafia sulle ricchezze immobiliari di Roma

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Quarantotto camere nel cuore di Roma arredate con il massimo del comfort e dell’eleganza, con vista mozzafiato sulle meraviglie della città eterna. È l’offerta esclusiva del Grand Hotel Gianicolo, sequestrato qualche giorno fa dalle forze dell’ordine, al termine di una lunga indagine che dimostrerebbe la “contiguità” tra i proprietari dell’albergo e i vertici della cosca di ‘ndrangheta dei Gallico e il reimpiego di denaro sporco.

Un “business” svelato in più occasioni negli ultimi anni da magistratura e forze di polizia, che rivela non solo che la mafia è ormai radicata nella capitale, ma che fiumi di denaro di dubbia provenienza vengono dirottati su investimenti edili e nel mercato immobiliare. Al centro degli interessi di camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta ci sarebbero dunque i ristoranti di lusso e i bar del centro storico, le discoteche dei luoghi della movida, i grandi alberghi a cinque stelle e, infine, gli stabilimenti e i chioschi del litorale romano, per un valore complessivo di alcuni miliardi di euro.

Anche la malavita locale, Casamonica e Banda della Magliana per dirne due, hanno intrapreso da tempo la stessa redditizia attività imprenditoriale: solo ieri i finanzieri hanno sequestrato al capo storico dell’associazione romana una palazzina di assoluto pregio e valore a piazza Fontana di Trevi, mentre al clan che spadroneggia nella periferia sud-est della capitale sono stati confiscati ville, auto di lusso e un night a Testaccio.

Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone ha recentemente fatto un quadro lucido degli interessi della criminalità organizzata, in un’intervista alla rivista di geopolitica Limes, in cui afferma che “A Roma la mafia più che uccidere, investe”.

Di fronte a questa situazione molte istituzioni hanno deciso di reagire. È il caso di Ostia, un municipio che comprende 200mila abitanti, dove è stata acclarata la presenza di due organizzazioni di stampo mafioso: il gruppo Cuntrera-Caruana, uno dei più importanti di Cosa Nostra, e la famiglia Fasciani, un’associazione autoctona, sganciata dalle mafie tradizionali, che controlla il territorio con lo spaccio di droga.

Il Municipio ha recentemente approvato un atto per avviare procedure che impediscano alla malavita di entrare in possesso delle attività economiche e dei beni del territorio. In Campidoglio, invece, lunedì sarà presentato ufficialmente un protocollo che impegna i presidenti dei Municipi a promuovere presso la propria Giunta e Consiglio una delibera antimafia per la giustizia sociale e la sicurezza del territorio.