«Appartamento libero: si può rubare». Segni su porte e citofoni in provincia

Numerosi riscontri a Monterotondo e Roma sud. Il parere dei carabinieri e le testimonianze dei residenti

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I segni su porte e citofoni sono tornati. E non è una leggenda metropolitana. Ora nei gruppi Facebook della provincia di Roma si trovane decine di testimonianze.

I SEGNALI ESISTONO – «Che i nomadi marchino il territorio è un’abitudine che c’è da tempo». Parola del comandante della compagnia di Frascati Iacoviello che al nostro giornale aveva spiegato le modalità di azione di piccoli gruppi criminali. «Era un fenomeno in uso soprattutto una decina di anni fa. Segnali sui citofoni, stracci davanti alle porte e scarpe appese sui fili della luce. Queste le modalità maggiormente usate – spiega. Ma a oggi non abbiamo trovato alcuna corrispondenza tra furto e segnale. Di certo il fenomeno desta curiosità e attenzione».

AUMENTO DEI FURTI – A Morena in tre giorni hanno visitato 7 case. Due furti a Ciampino nell’ultimo mese. E ancora decine di colpi tra Tor Vergata e Centocelle, Cave, Frascati, Palestrina e Monterotondo.

MISTERIOSI SEGNALI – Per alcuni si tratta soltanto di scherzi. Per altri rappresentano addirittura dei segnali di chi fa volantinaggio. Non è mai stato accertato che siano i nomadi i responsabili di questi segnali. del resto il fenomeno è noto da tempo. Le prime segnalazioni sono giunte al Servizio Antibufala il 15 aprile 2005, appelli analoghi sono in circolazione da anni (prima ancora che arrivasse Internet), come indicato dall’esistenza di siti che presentano lo stesso elenco o sue varianti. Uno degli articoli riguardanti il cosiddetto “codice degli zingari” risale addirittura al 1997, e segnala che di questo “codice” hanno parlato numerosi quotidiani e telegiornali regionali. Paolo Toselli, coordinatore del Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee, autorevole sito dedicato a questo tipo di appelli, mi scrive che “in Italia il caso esplode negli anni ’90, ma si riscontrano segnalazioni sin dagli anni ’60”.
Secondo il Corriere di Chieri, a giugno 1997 il cosiddetto “codice degli zingari ladri” sarebbe finito anche “sul tavolo del ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, poiché il senatore della Lega Nord Luigi Peruzzotti chiedeva di diffonderlo per garantire maggiore sicurezza ai cittadini” (Peruzzotti è la grafia riportata dal sito del Senato; altre fonti scrivono “Perruzzotti”).

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