Tivoli, malata di Sla “parcheggiata” da quasi quattro giorni al pronto soccorso

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 TIVOLI –  Da quasi quattro giorni “parcheggiata” su una barella al pronto soccorso dell’ospedale di Tivoli. Quattro giorni d’inferno per una signora malata di sla (sclerosi laterale amiotrofica) una malattia che necessita di assistenza continua e specifica. La denuncia arriva dalla associazione “Viva la vita onlus”  che ha raccontato come “la signora 60enne – nutrita artificialmente attraverso la peg e sottoposta a respirazione meccanica invasiva, si trova da lunedì su una barella del pronto soccorso di Tivoli. Quasi quattro giorni di agonia per lei e la sua famiglia, in attesa di vedersi riconosciuta l’esigenza e il diritto di un ricovero ospedaliero”.   Una odissea quella vissuta dalla sessantenne  iniziata lunedì scorso sin da quando ha avvertito il malore ed  i familiari sono stati costretti a  rivolgersi al 118. E da quando ha fatto il suo ingresso al pronto soccorso lì è rimasta con ovvi disagi primo dei quali, denuncia la figlia, la mancata assistenza  di cui ha bisogno per mangiare  e per bere, ma anche la somministrazione della terapia a cui è sottoposta, senza contare la difficoltà di entrata e di uscita dal pronto soccorso  dove non ci sono orari di visita per i parenti.   Nei giorni scorsi dal direttore generale del  nosocomio tiburtino  erano arrivate ai familiari della 60enne rassicurazioni in merito alla sistemazione ospedaliera della donna,  fino a ieri mattina però nulla era cambiato. “Non è affatto raro, purtroppo, che ai malati di Sla sia riservato questo indegno trattamento – ha spiegato Mauro Pichezzi presidente dell\’associazione Viva la Vita Onlus (www.wlavita.org) a cui la famiglia fa riferimento – La signora è stata già vittima di malasanità in passato, abbiamo lottato insieme a lei per farle avere assistenza continuativa a casa giunta dopo circa un anno, tempo che la signora ha trascorso al S. Raffaele di Velletri in attesa che la Asl provvedessea lei. E\’ inaccettabile che nel 2009 un malato in queste condizioni debba ancora rimanere parcheggiato in pronto soccorso, sono anni che ci battiamo per avere percorsi di accesso dedicati in caso di urgenza e soprattutto di emergenza, ma se non cambia la cultura e quindi l\’approccio al malato cronico-critico ogni sforzo diventa vano".