Si all\’alleanza con l\’UDC per uscire dall\’isolamento

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 In principio era il rimpasto. De Angelis e Costa in partenza per Bruxelles, con Guido Milana al loro fianco, liberavano due assessorati della Regione Lazio e la presidenza del Consiglio; posizioni da coprire al più presto in vista dell\’ultimo anno di legislatura e governo regionali.

Ma più i giorni passano, più il dibattito interno al centrosinistra aperto da "Cinque Giorni" si trasforma in altro; in una riflessione ad alta voce, ci pare, sul ruolo politico che i territori della provincia di Roma possono e devono giocare nel Lazio, e sui destini da decidere, o quantomeno cominciare a modellare, dell\’attuale maggioranza, che potrebbe arrivare a comprendere anche l\’Udc, single lady, almeno per ora, della politica italiana.

Lei Perandini, l\’Udc la corteggerebbe?

Il Partito Democratico ha l\’obbligo di sviluppare una strategia di confronto con il partito di Casini. 

Obbligo, adirittura?

Parlo di obbligo perchè abbiamo scelto giustamente di non essere ostaggio della sinistra estremista, ma non per questo possiamo restare in mezzo: abbiamo bisogno di alleanze se vogliamo vincere. 

Dunque vede di buon occhio concedere la proposta avanza da Carella e Astorre di offrire presidenza del Consiglio regionale del Lazio all\’Udc?

Certamente. E dico di più: questo deve essere soltanto il primo di una serie di gesti di apertura che gettino le basi per un accordo politico per le regionali del prossimo anno che serva a battere il centrodestra. 

Un passo ulteriore, dice lei. Quale potrebbe essere?

Io auspico che anche in Provincia di Roma si possa arrivare a una intesa tra centrosinistra e Udc. Mi spiego meglio: fermo restando il rispetto del programma sulla base del quale Nicola Zingaretti è stato eletto, sarebbe importante instaurare un dialogo costruttivo.

Insomma, lei un matrimonio con i casiniani lo vederebbe bene.

Io dico che, come noi abbiamo deciso di non essere ostaggio della sinistra estrema, così l\’Udc ha deciso di non essere ostaggio del Pdl. Se vogliamo essere alternativa di governo dobbiamo lavorare per le alleanze. 

Per il Partito Democratico sembra venuto il momento delle scelte. A ottobre avete il congresso…

E in quella sede bisognerà affrontare il discorso sul peso del partito sui territori e sull\’esigenza per il Pd di ascoltare le istanze che vengono dal locale, le richieste dei cittadini. 

Fino a ora non lo ha fatto?

La nostra classe dirigente nazionale non si è confrontata con l\’elettorato, non si è messa in sintonia con la gente perchè è stata cooptata a livello nazionale. Il caso di Roma è stato eclatante sotto questo punto di vista.

Si spieghi.

Abbiamo perso il governo della Capitale perchè non abbiamo capito che i cittadini non apprezzavano un politico calato dell\’alto come Rutelli e abbiamo perso nonostante le forze di centrosinistra fossero maggioranza.

Insomma, quel che lei vorrebbe è un partito con punti di riferimenti saldi sul territorio. All\’americana. 

Più semplicemente io guardo alla Lega, che al nord ha punti di riferimento praticamente in ogni condominio. Io vorrei che anche il Partito Democratico valorizzasse le personalità che ha sul territorio in grado di costruire reti e relazioni, percepire gli umori dei cittadini e influenzare positivamente le decisioni dell\’elettorato. Serve, in poche parole, un partito che ascolti la voce dei territori.

                                                                                                                                          chp