Artena, uccide il fratello per sbaglio

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«Ho sentito un rumore e ho sparato. Non lo volevo uccidere. Ho distrutto due famiglie» Si è giustificato così Pietro Di Cori, operaio 49 enne, all’arrivo del Sostituto Procuratore di Velletri, Luigi Paoletti, giunto nella mezzanotte d mercoledì in Contrada Pozzo Nuovo, ad Artena, dove si è consumata l’ennesima tragedia familiare. Un fratricidio, come nella parabola di Caino e Abele, nato però da uno scambio di persona. Al posto del ladro c’era infatti Domenico, fratello maggiore, 58 anni, titolare di un negozio di elettronica molto conosciuto nella zona e proprietario insieme al fratello della villa bifamiliare dove viveva ormai da diversi anni. Il medico legale ha accertato il decesso per morte celebrale a causa del colpo inferto alla testa, in un’ora compresa tra le 10,00 e le ore 11,00.

A dare l’allarme ai Carabinieri della stazione locale sono stati i vicini che hanno avvertito prima lo sparo e poi le grida. Disperate. Gli uomini dell’Arma in divisa, arrivati tempestivamente sul posto, hanno vissuto insieme ai figli e parenti una tragedia familiare che rischiava di assumere proporzioni ancor più grandi per quel gesto di Pietro che nel pianto confuso ha manifestato l’intenzione di uccidersi. Dietro le mura della bifamiliare il pensiero dei conoscenti era rivolto tutto ai due figli che volevano condividere insieme al padre scomparso la nascita del primo figlio e il matrimonio dell’unico maschio della famiglia, di cui fervevano in questi giorni i preparativi.

Dalla mezzanotte il caso si è spostato nelle aule giudiziarie. Pesanti le accuse: omicidio volontario. Per la Procura Pietro Di Cori ha sparato per uccidere una persona.