Tivoli, la dura vita del pendolare tiburtino

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 Treni lentissimi. Porte scassate e bloccate, sedili neri con chiazze di ogni genere, pavimenti bisunti, aria condizionata malfunzionante o maleodorante, finestrini bloccati e opachi di ruggine e fuliggine, e occasionalmente di scritte di writers. E, per finire, morsi di insetti non meglio identificati. E’ la cruda descrizione della vita del pendolare dell’area tiburtina che ogni giorno utilizza il treno per raggiungere la Capitale.

Una situazione davvero difficile per chi viaggia quotidianamente sulla ferrovia che sta spingendo i cittadini a organizzarsi, tanto che di recente è nato anche un blog interamente dedicato alla questione, dal titolo il pendolare della ferrovia Roma-Tivoli.

A leggere i post dei visitatori, la vita del pensolare tiburtino è davvero difficile. “I treni sono sempre più lerci e cascano a pezzi – si legge nel blog –. Non stiamo esagerando. L’ultimo episodio venerdì scorso, in cui il 24056 esercitato stranamente dalle ALe 801/940 rimediate chissà dove, arrancava penosamente, e ad ogni stazione non riusciva a ripartire. Dopo un’ora di agonia, che ha rallentato anche il treno per Pescara, che lo incalzava, si è poi fermato ingloriosamente a Tivoli Terme. Ma questo è solo un esempio, il campionario dei disservizi, è lunghissimo, e servirebbe un enciclopedia. Tra l’altro negli ultimi sei mesi abbiamo assistito alla costruzione di due nuove  stazioni  che tuttavia rimangono chiuse.

La prima è la famigerata Stazione Salone. Completata da ormai sei mesi, è stata abilitata al servizio da RFI, ma resta tuttora chiusa. Ovviamente come era prevedibile, persistono i problemi di sicurezza dovuti all’adiacente mega-campo nomadi, ma anche perché non c’è uno straccio di nodo di scambio dove parcheggiare o prendere l’autobus. La seconda nuova stazione, che è stata completata pochi giorni fa, è la cosiddetta Stazione “Val d’Ala”. Essa prende il nome dall’omonima Via Val d’Ala, nel quartiere Montesacro, vicino alla futura fermata della Metropolitana della linea B1. Sorpresi? E già, avete ragione, perché contro ogni logica, invece di far tornare il capolinea a Termini, si è deciso di prolungare la FR2 a Montesacro, in una strana ottica di ottimizzazione dell’anello ferroviario esterno che non ha nulla a che vedere con le esigenze dei pendolari. La soluzione più logica e è più funzionale per i pendolari sarebbe stata quella di prolungare il capolinea della FR 3 (Viterbo-Roma Ostiense) da Ostiense alla nuova stazione Val d’Ala, passando per Tuscolana, Tiburtina e Nomentana, in modo tale da servire come nodo di scambio con la FR 1  e la FR 5. Invece no – si legge ancora nel blog –  si mandano i pendolari di Tivoli a Montesacro, e viceversa, passando per Tiburtina, dopo un lungo percorso all’indietro che costringe ad una ulteriore serie di trasbordi.

In definitiva, però, sempre meglio a Val d’Ala che a Tiburtina, e comunque la stazione è ancora chiusa, e nulla ancora si sa della data di apertura”.

L’ultimo argomento trattato, ma non in ordine di importanza, è il nuovo orario ferroviario in vigore dal 14 giugno 2009. “L’orario è rimasto assolutamente inalterato – si legge sul sito dei pendolari –. I ritardi sono rimasti gli stessi, forse un po’ meno eclatanti degli scorsi anni, ma del resto lo scorso dicembre i tempi di percorrenza erano stati “calibrati” (gonfiati?) per tenere conto e possibilmente assorbire i ritardi”.

Infine i cantieri nella stazione Tivurtina.  “E’ stato aperto il nuovo sottopassaggio, sebbene sia stato lasciato in “rustico”, per consentire il proseguimento dei lavori. Ora è più facile raggiungere la metropolitana, perché vengono eliminati i passaggi tortuosi che abbiamo descritto nei nostri precedenti articoli. Il problema è che l’accesso ai binari è stato “spezzato” in due: il nuovo sottopassaggio conduce ai binari 17-25, e quello vecchio ai binari 1-16. Non c’è nessun tabellone che annuncia i binari dei treni in partenza, e se un treno si sposta dal binario 16 al 17, c’è il rischio di percorrere di corsa un chilometro a piedi  perché bisogna tornare all’androne e recarsi alla fine dell’altro tunnel. Tuttavia, l’innovazione resta positiva, e crediamo che questi problemi saranno risolti al completamento dei lavori.

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