Gaia: niente stipendi, troppi debiti

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 Oltre 28 milioni di crediti scaduti nei confronti di 22 comuni della Provincia di Roma e di Frosinone. Sono questi i numeri rivelati ieri dalle sigle sindacali riunite che hanno annunciato di voler avviare a partire dai prossimi giorni iniziative di informazione, denuncia e lotta a seguito dei mancati pagamenti delle mensilità di novembre. Il primo passo di questa fredda, per ora, protesta, riguarda la diffusione dei debiti dei comuni soci di Gaia. Nel rapporto diramato (vedi sotto) si legge una vera e propria classifica dei comuni debitori con in testa Colleferro (9.864.722,98) e a seguire Valmontone (5.292.224,63), Fiuggi (3.468.088,71), Frascati (3.454.252,25) e Artena (1.420.918,64).

«E’ evidente l’irresponsabile comportamento delle Amministrazioni Comunali e dei loro Sindaci – si legge nella nota stampa a firma di Cgil, Fit-Cisl, Uil e Ugl- che, pur avendo incassato i ruoli della nettezza urbana da parte dei cittadini, puntualmente utilizzano questi fondi per altri scopi. Ancora una volta, dopo la clamorosa protesta dei lavoratori nel periodo estivo circa il non pagamento della XIV mensilità nei tempi dovuti, assistiamo oggi alla vigilia delle prossime festività natalizie, ai soliti rimbalzi di responsabilità che travolgono i lavoratori, l’anello più debole del ciclo dei rifiuti. Tutto ciò è un film già visto; ricordiamo ancora le posizioni dei Sindaci che allora sostenevano di aver corrisposto a Gaia quanto dovuto. I documenti dicono tutt’altro. Sono riusciti ad oggi ad accumulare nei confronti dell’Azienda debiti complessivi di circa 55 milioni di euro, oltre naturalmente i trecentomila che hanno messo in ginocchio il Consorzio, oggi in amministrazione straordinaria. La cosa che più ci amareggia è che ogni qualvolta ci si appresta ad affrontare occasioni di festività tipo il ferragosto o il natale, i lavoratori si vedono vanificati tutti i loro impegni nei confronti dell’Azienda non ricevendo quanto dovuto: stipendio della mensilità di novembre e, se le cose non dovessero cambiare, la stessa mensilità del mese di dicembre e la relativa XIII°. Questi fatti non possono assolutamente  essere consentiti, se è vero, come è vero, che tutti i cittadini dei comuni interessati hanno già provveduto con grandi sacrifici al pagamento dei canoni di servizio».

 

                                                                                                  Carmine Seta