Continua la dura vita del pendolare tiburtino

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Continua a essere una via crucis il viaggio quotidiano dei pendolari lungo la ferrovia che collega Tivoli, Guidonia e Roma. Ritardi, corse saltate, carrozze sporche. La situazione poi è peggiorata con i lavori alla stazione Tiburtina e con l’entrata in vigore del nuovo orario la scorsa settimana, con la conferma della “beffa” per i viaggiatori, costretti a un inutile allungamento di 30 minuti del viaggio per  arrivare a Roma Tiburtina quando lo stesso treno passa senza fermarsi vicino alla stazione Termini. Tanto che si moltiplicano gli sfoghi degli utenti sul sito internet appositamente dedicato, dal titolo “il pendolare della ferrovia Roma Tivoli”.

“Il presidente delle ferrovie lo vediamo tutti i giorni in televisione, a vantarsi di essere stato lui a realizzare l’Alta Velocità – si legge nel sito -. Il prossimo 13 dicembre entrerà in vigore il nuovo orario ferroviario che, al di là dei panegirici  per i collegamenti tra Roma e Milano, aggraverà ancora di più il degrado e lo sfacelo del trasporto pendolare. Non stiamo scherzando: siamo arrivati al punto che i treni mattutini da Tivoli per Roma Tiburtina impiegano fino a un’ora e 10 minuti, invece dei precedenti 56-59 minuti,  allungando ancora di più la durata del viaggio. Eh no, caro presidente Moretti, noi non ci stiamo.  La situazione è vergognosa: vogliamo dirlo chiaro e tondo. Non è affatto vero che la colpa sia tutta delle Regioni:  i ricchi stanziamenti (in decine miliardi di euro) che lo Stato ha erogato al gruppo FS per l’Alta Velocità avevano come obiettivo anche quello di decongestionare e potenziare le reti locali del trasporto pendolare. Al contrario, il risultato è che alla fine i miliardi sono serviti solo per finanziare il trasporto d’elite, della clientela ricca che fa concorrenza all’aereo e fa gola ai futuri gestori privati che entreranno nel mercato nei prossimi anni”.

In ogni caso, sono tanti i disservizi denunciati dagli utenti, in particolare relativi alle ripetute soppressioni di collegamenti essenziali in fascia pendolare, senza uno straccio di motivazione. Ma proprio in questi giorni è arrivata una notizia che secondo i pendolari è una duplice beffa,

“Beffa per i cittadini del IV municipio di Roma – si legge nel sito – che si vedono aprire la stazione Val d’Ala, lungamente agognata, dal 13 dicembre prossimo, per vedersi affibbiare un servizio “metropolitano” per modo di dire con 4 (diconsi “quattro”) treni navetta mattutini diretti a Tiburtina, distanziati tra loro addirittura di un’ora, e altri 4 treni la sera anch’essi con una frequenza di un’ora. Ma ennesima beffa anche per noi.  Non avverrà né l’annunciato prolungamento della FR2 a Val d’ala passando per Nomentana, ma neanche il ripristino del nostro capolinea a Roma Termini, eliminando l’illogica e devastante deviazione per Tiburtina, che impone ai pendolari di Roma Est, di Tivoli e della Valle dell’Aniene un pesante tributo di 30 minuti in più negli spostamenti mattutini. Ed è uno scandalo che i treni nazionali provenienti da Nord, al termine della corsa, giunti a destinazione a Roma Tiburtina, proseguono anche per Roma Termini, fermando in entrambe le stazioni. Ingolfando la rete, saturando inutilmente tale stazione e sottraendo quindi binari e banchine ai treni dei pendolari. Contrariamente alla nostra linea FR2, nel caso dei suddetti treni sarebbe naturale attestare il capolinea a Tiburtina. E’ la stazione più vicina, ed è collegata alla metropolitana. Non a caso, la maggior parte dei viaggiatori scendono dal treno a Tiburtina e si recano alla metropolitana. Nel caso nostro la stazione più vicina è Roma Termini. E invece nel caso nostro, quando il treno giunge nei pressi del deposito del Pigneto (vicinissimo a Termini), lo fanno deviare sui binari dell’anello ferroviario, allontanandolo dal centro e facendo perdere una quantità colossale di tempo per l’inutile deviazione, e per il conseguente trasbordo sulla linea B della metropolitana. La stragrande maggioranza dei viaggiatori deve scambiare a Termini con la linea A o con gli autobus della stazione, e comunque è illogico e dannoso che il viaggio avvenga a ritroso. Dietro tale decisione temiamo si possano celare gli inconfessabili interessi dei commercianti delle gallerie di Roma Termini, che ovviamente prediligono l’utenza danarosa dei treni nazionali,  sempre a discapito dei pendolari”.