Marino, ritira la pensione della moglie morta e finisce in carcere

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A 16 anni da poco compiuti è costretto a passare da solo la notte, e gran parte del giorno, in casa perché il padre settantenne – unico suo punto di riferimento – deve scontare una condanna a 5 mesi e mezzo di carcere a Velletri. L’uomo, residente a Marino, è stato infatti condannato per aver riscosso tre mensilità della pensione della moglie morta al solo scopo di assicurare un sostentamento al figlio. La vicenda è stata denunciata dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. A quanto appreso dai collaboratori del Garante, la vicenda si inserisce in un quadro di estrema difficoltà economica e sociale. Il settantenne, attualmente detenuto a Velletri, dopo la morte della moglie ha accudito da solo il figlio sedicenne. Colpito da uno sfratto esecutivo perché, a causa delle difficoltà, non riusciva a pagare l’affitto, l\’uomo si era rivolto ai servizi sociali del comune di Marino, che gli avevano garantito un “contributo economico continuativo” di € 150 al mese, aiuto confermato anche nel 2010. Una somma che non bastava però a vivere. Per questo il settantenne aveva giustificato l’appropriazione delle tre mensilità della pensione della moglie morta con il grave stato di necessità. Data l’esiguità della pena da scontare i suoi avvocati avevano chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali; una misura che, tra l’altro, gli avrebbe consentito di seguire il figlio. Ma il magistrato di Sorveglianza ha rigettato la richiesta – concedendo la semilibertà con uscita dal carcere dalla mattina alla sera –  per non aver accertato, nell\’uomo, una revisione critica del suo gesto.

«In carcere, ormai, i casi surreali sono la regola e non l’eccezione – ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – In poche settimane è il terzo caso, di cui ci siamo occupati, di anziani costretti in carcere per delitti tutt’altro che efferati. Prima l’ultrasettantenne di Anzio che occupava abusivamente una spiaggia con gli ombrelloni, poi l’uomo costretto a passare Natale in cella per essersi allacciato abusivamente, anni prima, a un palo della corrente, infine questo. Di tutte queste vicende colpisce non solo l’età avanzata dei protagonisti, ma soprattutto l’eccessiva durezza della condanna a fronte del reato. Forse dovremmo riflettere su un sistema per cui, come nel caso di Marino, sembra più importante punire un uomo che evitare che il figlio minorenne passi la notte da solo in casa. Io credo che una risposta duratura all’emergenza carceri, come auspicato dal governo, possa passare in primis dall’evitare di ricorrere al carcere nelle centinaia di casi come quello che stiamo denunciando».