Il serial killer uccideva per pochi spiccioli

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 Lavorava presso la clinica Villa Alex a Sant’Angelo Romano, Angelo Stazzi, l’infermiere 65enne, presunto serial killer, già in carcere per l’omicidio della collega Maria Teresa Dell’Unto. Proprio in quelle corsie, secondo gli agenti della squadra mobile di Roma diretta da Vittorio Rizzi, sarebbero stati “aiutati a morire” almeno sette anziani, cinque donne e due uomini, tutti tra i 78 e gli 83 anni. Se ne sono andati uno dopo l\’altro in neppure un anno, tra il 2008 e il 2009. Morti, ipotizzano dalla Procura tiburtina, provocate per pochi spiccioli, per i 50 euro a cadavere  che le pompe funebri riconoscono a chi agevola la vendita di una cassa da morto e di un degno funerale. Forse per i due, tre biglietti da 20 che un figlio o una figlia, danno per riconoscenza a chi veste per l\’ultima volta un padre o una madre. Mentre l’uomo dal carcere, e tramite i suoi avvocati smentisce ogni accusa, c’è attesa per la decisione del Tribunale di Tivoli che nei prossimi giorni potrebbe chiedere nei suoi confronti la misura della custodia cautelare, mentre l’infermiere è  in attesa di essere processato per l’omicidio della collega 58enne  che lavorava, all’epoca dei fatti, insieme a lui al Policlinico Gemelli di Roma. Proprio partendo dalle indagini per risalire alla scomparsa della donna, gli agenti della squadra speciale Cold Case, sono arrivati alle “strane morti” degli anziani, tutti affidati alle cure di Stazzi e ricoverati presso la clinica Villa Alex. Un edificio tra  Guidonia  e Sant’angelo Romano, venti posti letto, camere doppie e singole. E’ lì che Stazzi lavorava come infermiere professionale. Era addetto alla farmacia e alla somministrazione dei farmaci agli ospiti. Alcuni ammalati di demenza senile. Altri minati dall\’Alzheimer. I suoi "vecchietti". I sette che gli  erano stati affidati,  cinque donne e due uomini  non gli sono sopravvissuti.  Secondo gli investigatori l’uomo potrebbe averli finiti con overdosi di insulina, capaci di provocare in corpi provati dal tempo e dalle sue malattie, repentini stati comatosi.  A compromettere la posizione di Stazzi anche intercettazioni  telefoniche , che avrebbero documentato in almeno due casi, come il 65enne abbia deciso di accompagnare le sue vittime fino alla fine.  E’ lui infatti che dopo la loro morte avrebbe preparato casse e funerale, 50 euro per cadavere, e sarebbe stato sempre di turno per la "vestizione". Gli avvocati di Angelo,  hanno sostenuto nei giorni scorsi che tutta la storia "è semplicemente impossibile".  La Procura di Tivoli (cui l\’indagine è stata trasferita per competenza) deciderà invece nei prossimi giorni se chiedere una misura di custodia cautelare nei suoi confronti.

 

Adriana Aniballi

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Foto archivio

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