Lazio in crisi: 500.000 disoccupati

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 «Il grande equivoco sui dati occupazionali è quello di parlare di una cassa integrazione ordinaria in flessione, senza tener conto dei dati relativi a quella in deroga che è in progressivo aumento». Questa l\’analisi del segretario regionale della Cgil, Claudio Di Berardino che non concorda con il clima di generalizzato ottimismo mediatico che sino a poco tempo fa traspariva da dichiarazioni e dai convegni, prima della manovra finanziaria del Governo. «Anzi le ultime, rilevazioni della Cgil in aprile ne confermano la ripresa». Dati a parte, dal colloquio con il segretario della Cgil emerge un quadro sociale molto preoccupante ed un cronicizzarsi della crisi economica la cui durata potrebbe "spalmarsi" di qui a tre anni. Il ragionamento del segretario è semplice: se si somma il numero dei cassa integrati ordinari e non, le partite IVA che nascondono una vera e propria disoccupazione, i 50.000 "scoraggiati" che nemmeno più si iscrivono alle liste di collegamento ed i tanti giovani che nemmeno vi sono iscritti, si ottiene il terrificante risultato finale di 500.000 disoccupati nel Lazio dei quali 350.000 a Roma e provincia. Ma l\’aggravarsi sociale della crisi è dato anche dai 7000 sfratti per morosità solo nella capitale e nel suo hinterland. «La prospettiva è resa ancor più oscura dalla manovra finanziaria che praticamente blocca gli stipendi nel comparto pubblico, di fatto allunga i tempi del pensionamento e colpisce  scuola, cultura e pubbliche amministrazioni, che in questa regione sono tanta parte dell\’occupazione, andando ad alimentare l\’esercito dei precari espulsi dal lavoro». Occupazione e potere di acquisto si coniugano soprattutto per i ceti medi ed i lavoratori a reddito fisso, sui quali graverà l\’aumento di balzelli e tariffe, mentre i comuni annegano nell\’attesa dei promessi rimborsi dell\’ICI. Il sindacato calcola che tali imposizioni dirette (aumento dell\’Irpef) ed indirette (aumento delle tariffe) potrebbero tirare fuori dalle tasche delle famiglie laziali almeno 300 euro l\’anno. Quest\’analisi non vuole certo nascondere il baratro dei conti sanitari. «Certamente – dice Di Berardino – limitarsi ad una politica dei tagli sui posti letto, senza una riorganizzazzione della spesa da condividere ad esempio con i sindacati, può solo portare ad un\’immediata espulsione di 1500 lavoratori dalla sanità privata e da un incalcolabile numero nel settore pubblico, senza evitare che per di più venga aumentata l\’Irpef». Eppure in questa situazione, dopo due mesi dalle elezioni, nessuna convocazione, non un incontro, non un tavolo con le parti sociali, quasi Renata Polverini volesse perseguire un suo disegno solitario, condiviso o imbeccato solo da palazzo Grazioli. Per Di Berardino «senza un progetto per lo sviluppo, un intervento pubblico coordinato sulle risorse e gli impieghi  esistenti non si andrà lontano, comunque non si supererà la crisi. Per queste ragioni la Cgil unitamente agli altri sindacati chiede anche un tavolo interistituzionale presso la prefettura per fare il punto sullo stato dei finanziamenti alle grandi opere e alle infrastrutture, che già negli accordi con la precedente giunta, dovevano costituire il volano della ripresa». Investimenti pubblici e politica per il credito alle PMI, mentre ad oggi, sottolinea Di Berardino, si è attuata «solo una politica per le banche». «Se questa regione "scivola" sempre più verso realtà di arretratezza meridionale, lo si deve anche all\’intreccio fra lavoro nero, precariato ed evasione fiscale, soprattutto nel settore delle costruzioni, unico grande comparto industriale del Lazio. Ed è per evitare questi rischi che rivendichiamo con forza la legge sulla trasparenza degli appalti». I sindacati hanno bisogno di interlocutori istituzionali con i quali aprire il dialogo e condividere strategie. Ancor di più oggi, in una situazione di emergenza sociale che penalizza i più deboli «ivi compresi i migranti esposti al riflusso occupazionale, ed esposti ad una sorta di guerra fra poveri in concorrenza con i nostri disoccupati». Una disponibilità, quella della Cgil che non vuole esasperare i conflitti, ma che non può certo sottrarsi alla guida delle rivendicazioni, sino alla proclamazione dello sciopero generale per fine giugno. Con il vantaggio per Di Beraradino di una "sintonia" unitaria con Cisl e Uil più presente nel Lazio che altrove. Resta da vedere se a questa domanda di concertazione del sindacato verranno risposte serie dalla politica e dalle istituzioni. I primi segnali non promettono nulla di buono.

G.L.