Pomezia, lavoratori del call center Herla senza stipendio da un anno

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 Senza stipendio da mesi. E’ per questo che 30 lavoratori a tempo determinato del call center Herla Italia di Pomezia sono in sit in di protesta da lunedì scorso sulla terrazza dello stabile di via Campobello. Una situazione drammatica che va avanti da troppo tempo e ha portato all’esasperazione gli operatori dell\’azienda subentrata a Sercomm nel marzo di quest’anno, che sul tetto dello stabile hanno passato due notti consecutive, arrivando a minacciare gesti eclatanti se non fosse intervenuta la proprietà dell’azienda con i soldi dovuti. E si tratta di tanti soldi, visto che i lavoratori non percepiscono stipendi e contributi dall’ottobre del 2009. «Abbiamo resistito per mesi», ci dice Raffaella N., una delle lavoratrici in protesta, «ma la situazione è peggiorata quando ci siamo resi conto che all’inizio dell’anno eravamo circa 400 dipendenti e ora siamo rimasti veramente in pochi. Qualcuno è stato messo nella condizione di andarsene dopo la proposta di trasferimento presso la sede operativa di Nola, che si è poi rivelata una “sede fantasma”, altri si sono licenziati per giusta causa, altri sono stati contattati da una società che fa capo alla stessa proprietà». Il timore di una chiusura improvvisa dell’azienda e quello di rimanere con le tasche vuote ancora per molto ha spinto i lavoratori a occupare la terrazza dello stabile dove, in questi due giorni di protesta, sono stati assistiti da carabinieri, vigili del fuoco e 118 e ascoltati dal sindaco di Pomezia, che nella serata di ieri ha raggiunto i manifestanti promettendo la richiesta di intervento del Prefetto. Nessuna traccia, invece, delle rappresentanze sindacali. Dall’azienda solo una comunicazione tramite il legale: «Qualsiasi accordo definitivo dovrà essere fatto in sede di conciliazione monocratica dinanzi al servizio ispettivo, che inizierà il 20 ottobre prossimo. In attesa, l’azienda ha offerto un pagamento di un importo che va dai 600 agli 800 euro cadauno». Un “gettone” che non soddisfa i lavoratori, che scelgono di continuare la protesta finchè la proprietà non salderà il debito.

 

 

 

 

                                                                                                          Teresa Di Martino