Giovani: per Zingaretti serve una nuova agenda

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«I dati Istat sulla disoccupazione giovanile confermano che il primo compito di una nuova e più responsabile classe dirigente chiamata a rifondare l'Italia, sia definire una nuova agenda di governo per i giovani. Un nuovo patto di sviluppo sulla base di tre priorità: Istruzione, rilanciando la scuola e l'università per dare linfa a una società del merito e della conoscenza; Lavoro, per superare il dramma della precarietà senza più rimandare riforme attese da anni; Servizi, per rispondere alle nuove esigenze delle famiglie e degli individui con un welfare adeguato e universale».

È quanto scrive in un commento sul suo sito (www.nicolazingaretti.it) il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. «Bisognerebbe pensare, in concreto, a riforme da tempo attese – prosegue Zingaretti – a una reale autonomia universitaria, fondata su una maggiore progressività fiscale, su un potente piano di agevo- lazioni e borse di studio, sulla cultura della valutazione e su un sistema di governance più aperto alla società; al varo del contratto unico di inserimento per garantire maggiori sicurezze ai nuovi lavoratori e ad una forte penalizzazione dei contratti atipici in cambio di nuovi strumenti di flessibilità per le imprese; a una rivoluzione dei servizi, a partire da un Piano nazionale per la diffusione degli asili nido, per indicare la strada di un potenziamento del welfare famigliare e della conciliazione. Più lavoro per avere più nascite, come avviene nei principali Paesi del centro e del nord d'Europa. Ma in gioco – osserva Zingaretti – non è solo questa o quella riforma. Il compito è più alto: definire i parametri di un nuovo scambio generazionale capace di coniugare diritti e crescita».

«I dati dell'Istat – sottolinea ancora Zingaretti – fotografano la vera emergenza italiana e il fallimento di una classe dirigente capace soltanto di chiudere gli occhi e scaricare i problemi sul futuro. I giovani sono oggi le prime vittime della paralisi politica, del tempo perso, dell'assenza di politiche capaci di riallineare produttività, crescita e innovazione. Un ragazzo su tre disoccupato non è solo un problema economico. Nessuna politica di sostegno al lavoro, insieme alla totale inconsistenza di politiche di sostegno alla famiglia, significano la negazione di un progetto di vita. Il prezzo che rischiamo di pagare – conclude – è la lacerazione del tessuto sociale del Paese, la rottura del rapporto di fiducia tra i nuovi cittadini e uno Stato che ha rinunciato a rappresentarli».