I giovani scendono in piazza per i loro diritti

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Mentre la nuova stagione dei rinnovi contrattuali avanza e passa in silenzio la recente entrata in vigore del "Collegato al lavoro", una legge che incide pesantemente sui diritti dei lavoratori, specie precari, si alza la voce dei giovai vicino alla Cgil, quelli della campagna "Giovani non + disposti a tutto". Una voce che si è sentita ieri mattina in 14 città italiane, ma che ha toccato la massima "audience" sotto i riflettori della stampa, durante la kermesse alla Galleria Alberto Sordi, in via del Corso.

Qui, verso le 12, tra il negozio Zara e la Rinascente, una decina di giovani ambosesso comparsi prima in mutande e reggiseno a simboleggiare l'essere stati spogliati dei propri diritti, hanno cominciato a rivestirsi con abiti "firmati" con gli slogan della nuova campagna d'opinione: "Non + stage truffa" e " Catena d'abbigliamento cerca stagiste bella presenza pronte a spogliarsi dei propri diritti". Sotto accusa, proprio quelle catene con grossi nomi come quelli presenti nella Galleria Sordi,«che durante i periodi festivi sopperiscono alla mancanza di personale, utilizzando giovani con la scusa dello stage», accusa la Cgil.

Durante la conferenza stampa presso Feltrinelli, Susanna Camusso, Segretario generale Cgil, ha esordito riferendosi alla kermesse, con: «Non vorrei che dati i tempi, i termini "spogliare e rivestirsi" fossero confusi con le cronache quotidiane che viviamo». Poi si è tolta un sassolino dalla scarpa, condannando duramente l'affermazione del segretario Cisl, Bonanni, che ha paragonato la Cgil ai naziskin.

Ma ha snocciolato pure i dati di una crisi occupazionale che, specie in una città come Roma, vede migliaia di laureati in attesa di primo impiego. Giovani tra i 19 e i 24 anni, che secondo i dati Istat a dicembre 2010 erano disoccupato al 29%, «Una cifra impensabile nel resto d'Europa – precisa Camusso –che smentisce quelli che dicevano che andava tutto bene». Una campagna che farà sicuramente clamore, grazie alla determinazione di questi giovani stanchi di essere sfruttati con la scusa della formazione e buttati poi via come vuoti a perdere. Perché il paese non può rischiare di vedere svanito il suo futuro. 

 

Maurizio Ceccaioni