Emergenza casa/2: la delibera ferma 30 mesi

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Fame di alloggi popolari o affitto equo, delibere su delibere per affrontare il problema, poi tutto si arena nella morta gora dell'incapacità amministrativa che va ben oltre le normali lungaggini burocratiche e le procedure correnti. Ieri abbiamo scritto della delibera del Consiglio del 27 ottobre 2006 e e del successivo  accordo di programma intervenuto ben 14 mesi dopo, per poi finire nel porto delle nebbie capitoline senza alcun apparente esito. Assegnazioni alle società richiedenti zero, ma siamo ancora in attesa di smentita, cantieri aperti meno che mai.

Si tratta, come citava l'articolo, di una botta di 2195 alloggi 'popolari' in cambio della valorizzazione di aree degradate situate in 12 municipi. Oggi raccontiamo, se mai possibile, una storia ancora più assurda che getta una luce cruda sulla inefficienza dell'amministrazione Alemanno. La vicenda ha inizio con le dimissioni da sindaco di Veltroni al quale subentra per qualche mese il Commissario governativo, come previsto dalla legge, per gestire l'amministrazione corrente del Comune sino alle elezioni.

Il commissario diligentemente, sempre facendo riferimento a quella delibera consiliare di indirizzo generale  dell'ottobre 2006,  l'11 aprile del 2008, cioè poco tempo prima delle elezioni,  esprime a sua volta parere favorevole ai progetti presentati  "nel quadro di riordino e riqualificazione edilizia ed urbanistica". La delibera commissariale n. 86 riguarda  le manifestazioni di interesse e i progetti di nove società impegnate ad intervenire nelle aree dei municipi  V, VII, VIII, XII, XIII e XVI. Si tenga ben presente che dalle valorizzazioni previste per la concessione dei lavori, i costruttori avrebbero destinato qualcosa come 3146 alloggi  per affitti popolari e calmierati, come previsto dalla legge. Se sommiamo questi ai 2195 dall'accordo di programma del 22 febbraio 2008, il Comune avrebbe potuto rendere disponibile un numero di alloggi sufficiente ad affrontare parzialmente la domanda crescente di affitti equi.

Arriva dunque in Campidoglio colui che doveva salvare Roma dalla devastazione rossa e, non ci crederete, ma dalla delibera del commissario solo 30 mesi dopo, per la precisione il 4 agosto del 2010, viene convocata la conferenza dei servizi che si riunirà  il 4 ottobre di quell'anno. Trenta mesi persi nell'inerzia ingiustificata che non può essere imputata alla pigrizia degli uffici competenti, ma solo alla inettitudine politica di chi questi uffici deve indirizzare e governare. Il bello, si fa per dire, deve ancora venire. Infatti è assodato che per completare l'iter amministrativo di quella delibera Commissariale saranno necessari altri trenta mesi. Ben oltre il mandato di Alemanno che ancora pretende di presentare la sua, come la Giunta del 'fare'.

Pallida imitazione dello slogan consunto usato da Berlusconi. I due esempi che abbiamo citato ed altri ancora che continueremo a citare, dimostrano invece che questa amministrazione  campa ancora sui grandi progetti avviati dalle amministrazioni che l'hanno preceduta, mentre sopravvive con enormi problemi finanziari, travolta dal proprio sistema clientelare e spartitorio. I due esempi citati danno il segnale chiaro che qualcosa non funziona. Gli strumenti legislativi messi a punto da tempo, esistono, eppure pare che il 'modello Alemanno' si perda nella vacuità onirica dei suoi annunci.

Inoltre tale è la foga propagandistica sua e della sua maggioranza  che  la normale amministrazione viene vantata come opera, o meglio, come miracolo di regime. Per cui la normale manutenzione stradale, il rifacimento di un marciapiede, la sistemazione di un giardinetto, la pulizia di qualche muro storico e le vie del centro relativamente pulite, vengono contrabbandare come 'i successi della giunta Alemanno'. Amministrare Roma non è facile, lo vediamo soprattutto oggi fra le spire di una crisi economica strisciante, ma non meno devastante. Ragione di più per lavorare con umiltà, condivisione, trasparenza e invece si guarda sempre oltre,  più lontano, alle Olimpiadi, ai progetti dei grandi urbanisti, all'abbattimento delle periferie, mentre la modesta gestione  delle emergenze vere, fa acqua da tutte le parti.

 

Giuliano Longo