Allarme morti per inquinamento a Roma

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Per l'associazione ecologista Legambiente i dati sullo smog a Roma sono «agghiaccianti» tanto che  il fronte dei medici e degli epidemiologi evidenzia un quadro di morti sempre più grave, che richiede da parte del Comune risposte immediate. Ormai da molti anni emerge che sono a rischio diretto gli adulti, ma già nei bambini si dimostrano patologie che nel tempo potranno arrecare danni seri. Questo secondo il più recente studio di Aphekom, che evidenzia quanti potrebbero essere salvati da morte per smog riducendo l'esposizione alle polveri sottili, con l'intento di stimolare politiche serie in questa direzione delle amministrazioni urbane. A Roma l'inquinamento è direttamente correlato al traffico veicolare, come affermava già molti anni fa uno studio dell'Apat per almeno il 70% del totale delle polveri Pm10, fino ad arrivare al 100% per le poveri ultrasottili. I dati del progetto Aphekom, coordinato dall'Istituto Francese per la Sorveglianza della Salute Pubblica, sono stati presentati ieri a Parigi dopo tre anni di lavoro sull'inquinamento atmosferico e il suo impatto sulla salute.

Lo studio è stato condotto da 60 ricercatori in 25 città in tutta Europa, tra le quali Roma, grazie al lavoro del noto Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio. In particolare, nello studio viene evidenziato che a Roma il 23% dei residenti vive a meno di 75 metri da una strada ad alto traffico e che possano essere attribuiti al forte inquinamento nell'area di residenza l'11% dei casi di aggravamento di asma nei bambini, il 18% di problemi acuti negli anziani affetti da bronchite cronica e il 23% dei problemi acuti negli anziani malati di malattie coronariche.

Peraltro, se a Roma la concentrazione media annuale di polveri sottili Pm2.5 si riducesse a 10 microgrammi per metro cubo, livello raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, sarebbero evitate 1278 morti e la popolazione di 30 anni guadagnerebbe un anno di vita, con un beneficio economico superiore ai 2 miliardi di euro. Degli stessi dati offre una lettura completamente diversa l'assessore all'Ambiente di Roma Marco Visconti, il quale osserva che  i dati del particolato fine Pm2.5 registrati a Roma sono sotto il limite imposto dall'Europa di 25 microgrammi per metro cubo. Secondo l'assessore si tratta di dati molto significativi poiché le polveri fini (Pm2.5) sono molto più dannose del Pm10 visto che attraverso la respirazione possono penetrare a fondo nei polmoni.

Tuttavia, bontà sua (dell'assessore), i dati Aphekom formulano «uno scenario scientifico da tenere in considerazione che si basa sull'ipotesi di una riduzione delle soglie europee a 10 microgrammi/metrocubo, ovvero di ben 15 punti sotto il limite attualmente imposto dall'Europa». Quindi allegria! Perché oggi Roma «come molte città italiane ed europee, deve fare i conti con il cosiddetto particolato, Pm10, che questa Amministrazione è impegnata a ridurre attraverso seri programmi di mobilità ed efficientamento energetico sostenibili (sic)». Insomma, campa cavallo che le polveri crescono.