Rom: spese, sprechi e nessuna soluzione

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«L'utilizzo del C.a.r.a. ci consentirà di cominciare a sgomberare i micro campi abusivi in maniera sistematica. Lì oggi c'è una disponibilità di 200 posti ma contiamo, con lo sgombero dei richiedenti asilo, di arrivare a 700». Parola di Gianni Alemanno. Con questa decisione praticamente quasi un decimo dei rom ufficialmente censiti confluirà al centro di Castelnuovo di Porto. Decisione che probabilmente, come di solito avviene, susciterà le reazione delle popolazioni locali non esclusa quelle della attigua Morlupo, che fra l'altro si recherà al voto amministrativo nei prossimi mesi. Giovedì Alemanno ha confermato che nei campi autorizzati arriverà la Cri «e ciò eviterà quegli sprechi che ci sono stati nel corso degli anni: non siamo soddisfatti dei servizi che sono stati forniti finora nei campi perchè molti dei soldi non sono servizi ai nomadi, ma servono ad autoalimentare le cooperative (magari di sinistra ndr) che gestiscono i servizi».

L'ossessione di Alemanno tuttavia non è il futuro dei campi, dei loro abitanti e delle reazioni popolari laddove verranno allocati, ma la compulsiva esigenza di  dimostrare che  prima di lui, con Veltroni in particolare, c'era lo spreco, il clientelismo e l'inettitudine. Così ha spiegato all'assemblea capitolina, in verità senza essere contraddetto dalla opposizione che si è soffermata su altri aspetti,  che dal 2002 al 2007 sono stati stanziati circa 40 milioni per i nomadi, più 10 milioni che  per i servizi di scolarizzazione tra il 2005 e il 2008 per un totale complessivo di circa 50 milioni di euro. Senza dire però quanto ha speso lui in meno di due anni di continue emergenze e soprattutto quanto spenderà.

Infatti, escludendo la scolarizzazione che rientra in altri capitoli di spesa e che comunque è un diritto anche dei rom, il progetto annunciato dal sindaco  nel 2009, prevedeva lo sgombero degli accampamenti abusivi e la sistemazione in dieci campi attrezzati dei circa 6/7 mila rom che vivono nella capitale da oltre dieci anni. Costo previsto 34 milioni di euro, 20 dei quali del ministero dell'Interno, 8 del comune di Roma e 6 della regione Lazio. I primi 30 sono già stati spesi e Alemanno ne ha chiesti altri 30 a Maroni per affrontare l'emergenza. Non solo ma dall’inizio del Piano Nomadi il Comune avrebbe speso, per demolire le baracche e bonificare i terreni di 300 campi, circa cinque milioni di euro.Ma di che va parlando allora Alemanno che in 20 mesi è riuscito a spendere quasi quanto le amministrazioni di sinistra in cinque anni? 

Lo ha ben compreso il ministro Maroni che al di là delle chiacchiere di circostanza, non intende aprire i cordoni della borsa. Come si giustificherebbe con le altre città del Nord? Senza contare che a Bologna, Torino, Pisa, Venezia si tenta di inserire queste famiglie in alloggi popolari, il che non porta voti, ma fa risparmiare. Agli inizi di febbraio Carlo Stasolia, presidente dell’associazione 21 luglio, impegnata a Roma nella difesa dei diritti dei minori rom, spiegava a 'Lettera 43.it' che conti alla mano, questa soluzione sarebbe addirittura conveniente. Infatti in base ai progetti avviati in quelle città il costo a carico della collettività per la realizzazione di alloggi popolari è di circa 5 mila euro a famiglia all'anno. Ipotizzando che una famiglia sia composta da 5 persone, il costo pro capite di un'abitazione per il comune sarebbe pari a mille euro all'anno. Ciò vorrebbe dire che con i 2,5 milioni di euro annui che costa la gestione di un campo attrezzato per 600 persone si potrebbe dare un alloggio dignitoso a 2.500 persone.

 

Giuliano Longo

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