“Assicurazioni di Roma”, un problema pronto ad esplodere

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Pochi sanno, se non fra gli addetti ai lavori e i competenti di cose assicurative, che Roma Capitale fra le tante società partecipate dal Comune, possiede anche il 74% delle quote di una sua società di assicurazioni, le "Assicurazioni di Roma" che copre evidentemente tutti i rischi non solo dell'Amministrazione, ma anche quelli delle società partecipate che sono peraltro anche socie delle Assicurazioni. La società ha ovviamente il suo bel consiglio di amministrazione con un presidente, Marco Cardia figlio dell'ex presidente della Consob Lamberto attuale presidente delle Ferrovie del Stato.  il vice e tre consiglieri più un direttore generale che fra l'altro governa 82 dipendenti. Un altro carrozzone pubblico, dirà il solito liberista di turno, se non fosse che le Assicurazioni di milioni ne muovono tanti, ma evidentemente con criteri non convincenti. Infatti non più tardi di qualche settimana fa l'assessore al bilancio Carmine Lamanda, che di queste cose se ne intende, parlando della futura Holding di tutte le municipalizzate parve escludere che questa potesse rientrarvi, sottintendendo una privatizzazione delle AdiR.

Ma procediamo con ordine. AdiR nasce nel 1971 per decisione del Comune di Roma e delle grandi aziende municipalizzate e i soci fondatori ne furono oltre al comune Acea, Ama, Atac e allora la società di trasporti che si chiamava Stefer oggi Cotral. Un po' apologeticamente sul sito delle Assicurazioni si riporta che Comune e municipalizzate vollero  costituire "un organismo capace di gestire con serietà ed efficienza il complesso dei rapporti, talvolta conflittuali, con i cittadini romani e la sicurezza del proprio patrimonio". Ma  ormai, in circa quarant'anni di attività "AdiR ha maturato un’esperienza senza pari nel settore dei rischi degli Enti pubblici e dei particolari rapporti che intercorrono tra gli stessi Enti e i cittadini danneggiati. Inoltre AdiR ha collaborato, e collabora tuttora, con la propria struttura nelle attività di prevenzione di tali rischi, affinando conoscenze e professionalità uniche sul territorio." Sempre sul sito della compagnia viene riportato che "AdiR vanta riserve tecniche pari a oltre 270 milioni di euro con un indice di solidità patrimoniale che la pongono ai vertici assoluti del mercato assicurativo: ciò significa Solidità ed Affidabilità…." .

Se le cose stessero effettivamente così non si comprenderebbe perché Lamanda voglia cedere questo gioiello di famiglia, evidentemente c'è qualcosa che non funziona nei movimenti della baracca. Saremo presuntuosi, ma una compagnia di assicurazioni che solo per l'anno in corso vanta crediti nei confronti dei suoi soci per oltre 55 milioni di euro (ovvero 110 miliardi delle vecchie lire) derivanti dal fatto che questi non pagano i premi, evidentemente non se la passa molto bene. Da quanto ci risulta alla fine di marzo il Comune doveva ancora pagare 2 milioni e 818 mila euro di premi, l'Ama oltre 13 milioni e altri 13 e mezzo Cotral patrimonio, mentre Atac batteva i record con un debito di oltre 25 milioni. Se poi vogliamo essere pignoli si dovrebbe pure dire che di questi 55 milioni quasi 3 sono per premi non pagati lo scorso anno, e quasi 1,5 per interessi di mora. Lasciamo agli esperti ogni valutazione competente, ma a chiunque risulta chiaro che una compagnia di assicurazioni esposta in tal modo non può stare assolutamente sul mercato e se resta ancora in piedi è solo per una volontà o meglio l'incapacità di questa Amministrazione di risolvere un problema che prima o poi esploderà. Il che dovrebbe bastare all'assessore al bilancio Lamanda per dire le cose con estrema chiarezza: la gloriosa e antica AdiR  va chiusa o venduta al più presto.

Giuliano Longo (Continua)  

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