Acea spende 500 mila euro per bicchierini col marchio

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L'ordine per la produzione «di due milioni» di bicchierini da caffè con su impresso il marchio dell'azienda costati 510 mila euro e una sponsorizzazione per centomila euro a un progetto del 2009 della Fanara & Associati che prevedeva l'installazione nei Municipi di monitor per permettere ai cittadini di interagire con sindaco e minisindaci, e dei quali però non pare esservi traccia. Il tutto targato Acea Spa, la società di cui Roma Capitale è socia al 51%. A rendere noti i due casi è stato il consigliere comunale del Pd Massimiliano Valeriani attraverso due interrogazioni presentate lo scorso giugno.

L'esponente "dem" ha chiesto al sindaco e all'assessore competente, nel primo caso, se 510 mila euro per «la produzione di due milioni di bicchierini recanti il logo dell'azienda non siano una spesa eccessiva per una operazione pubblicitaria poco produttiva visto che la destinazione dei bicchierini era quella delle macchine da caffè degli uffici dell'azienda stessa» anche considerando «il pesante indebitamento del gruppo Acea Spa», e nel secondo caso, «se non sia improprio per Acea finanziare progetti che non rispondono a criteri di un evidente ritorno di immagine» dell'azienda «né di legame stretto con le sue attività di business» e infine «se tale installazione risulti ultimata e operativa». Il sindaco non ha ancora risposto alle interrogazioni, ma Acea, sentita da "Cinque Giorni", fornisce la sua versione: sulla vicenda dei bicchierini, il capoufficio stampa Salvo Buzzanca spiega che quello scelto è un «mezzo di comunicazione che riteniamo valido per stabilire un contatto tra noi e il consumatore» e che i bicchierini («nove milioni, non due») sono stati prodotti nel corso di «cinque diverse campagne pubblicitarie cominciate nel 2009» e utilizzati in «uffici e appuntamenti pubblici». 

Per quanto riguarda invece i 100 mila euro serviti alla sponsorizzazione dei monitor, Buzzanca fa sapere di essere a conoscenza della «realizzazione di uno studio di fattibilità» ma di non avere ulteriori informazioni in merito. «Per me è inconcepibile – replica Valeriani – che una società spenda tutti quei soldi per comprare bicchierini da caffè. E a questo punto vogliamo anche sapere in quali occasioni sono stati impiegati. Ritengo grave poi che su questa come sulla questione dei monitor non vi sia ancora stata, dopo tre mesi, una risposta da parte dell'Amministrazione comunale. La prendo come un'ammissione di responsabilità».  

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