Gianni Alemanno campione di incoerenza

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Che Alemanno annunci di volersi ricandidare per il 2013 è notizia che riempirà di gioia quel 58% dei romani che ne apprezza l'opera e l'impegno. Risulta quindi oscuro, se non ambiguo, l'atteggiamento del sindaco che attacca permanentemente il cavaliere ormai "bollito" e destinato, come Gianni stesso ha affermato, a cadere con il suo governo entro la prossima primavera. Per non parlare degli attacchi all'alleato legista sino all'altro ieri gradito ospite in untuose pajate di piazza.

Se le cose stanno così e il consenso del sindaco è legato anche a questo suo "look" popolare e aggressivo è proprio ora che Gianni tiri alle orecchie ai deputati della sua corrente (Piso, Barbara Saltamartini, Biava, l'ex assessore al Bilancio capitolino Leo, Landolfi, Mantovano, Valentini, Cirielli) che hanno ormai le dita consunte da tante fiducie, inclusa l'ultima che hanno votato per il governo Berlusconi. Dal che si evince che i casi sono due: o Alemanno fa finta di fare l'oppositore di Berlusconi, oppure fra i parlamentari della sua corrente nessuno lo prende sul serio. Ci rendiamo conto che un tale assunto può apparire provocatorio, così come ci rendiamo conto che Gianni tenta ormai di annaspare nel difficile e periglioso empireo dei grandi giochi politici nazionali, ma la memoria ci dice che Alemanno è stato eletto da una coalizione di destra (escluso Storace che non lo ama), con i voti di chi voleva una rinnovamento da destra. Temiamo quindi che gli atteggiamenti populisti, gli attacchi a Berlusconi e le critiche alla Lega (in preda a bulimia di poltrone ed enti a scapito di Roma), siano solo maquillage, cerone sul vecchio trasformismo che avanza. Niente più che una elaborata strategia di immagine che alla lunga, non è un augurio, finisce per stemperarsi nel vuoto.

C'è poi da dire che oltre a questa ambiguità politica, Gianni Alemanno si muove come se non fosse espressione di uomini e correnti dell'ex An i quali, per quanto inesperti fossero di governo amministrativo, sono riusciti a occupare il potere, vedi parentopoli, anziché gestirlo. E di questi "Gianni il solitario" dovrà ben tener conto anche quando a ridosso delle elezioni si scatenerà l'assalto alla diligenza di prebende, incarichi e favori. Se poi Alemanno vuole rifarsi un look da "destra sociale" trova pane per i suoi denti con Renata Polverini che buca gli schermi e parla al popolo molto meglio di lui. Quindi il giochino dell'oppositore di governo non funziona senza fare il passo della rottura, con il rischio che Alemanno rifluisca nell'alveo di quella mediocrità della politica italiana dove per la gente tutti i gatti sono ormai bigi. E con lui nell'oblio ritorneranno le Saltamartini e i vari Piso che non hanno voluto sacrificare il loro tran tran parlamentare per un sindaco di rottura. O forse, meglio, sapendo benissimo che Gianni non ha intenzione di rompere un bel niente, ma solo di galleggiare un po' qua e un po' là su quell'effimero 58%. 

 Giuliano Longo