Le “oscure” manovre per la cacciata dell’ad Mancini

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L'altro ieri il capogruppo in Campidoglio del PD Umberto Marroni ritornava a freddo sulla parentopoli in Eur spa che con assunzioni di figli e congiunti aveva animato le cronache dei quotidiani romani alcuni mesi fa. Il capogruppo denunciava così che  «le assunzioni effettuate in Eur spa mettono in evidenza una gestione non responsabile e clientelare» di una  azienda che sembra abbia difficoltà economiche per realizzare la Nuvola e poi si assume 31 persone «molte delle quali legate stranamente alla sfera della politica».

L'attacco palese all'amministratore delegato  Riccardo Mancini proseguiva sottolineando «una commistione tra il ruolo pubblico e gli interessi di parte» e invitava a distinguere «tra chi svolge il ruolo di amministratore di una società pubblica e chi ha il compito di procacciare risorse per la campagna elettorale di Alemanno, visto peraltro che non si capisce l'oscuro compito che il sindaco ha affidato a Mancini». Che Mancini sia uno dei supporter finanziari del sindaco sin dalla sua campagna elettorale nel 2008, quando l'ad di Eur spa era un affermato imprenditore nel delicato settore delle bonifiche ambientali, non è poi tanto 'oscuro'. Che  lui e Panzironi abbiano sempre tenuto i cordoni della borsa della fondazione di Alemanno Nuova Italia non è proprio un mistero. Nè Mancini ha mai rinnegato un passato di prossimità con l'estremismo neofascista ed il suo rapporto di imperitura amicizia con Alemanno oltre che con Piso. Ma nella improvvisa richiesta di trasparenza avanzata da Marroni, si insinua qualcosa di più quando chiede «un chiarimento sul ruolo e l'opportunità della permanenza dell'attuale AD alla guida dell'Eur spa». Che equivale a chiederne le dimissioni tout court «alla vigilia della discussione di importanti delibere urbanistiche che riguardano Eur spa in Assemblea Capitolina, come la valorizzazione del Velodromo».

Che le circa 30 delibere di giunta in materia urbanistica da portare in Consiglio Comunale segnino, oltre che i destini di questa amministrazione, anche il futuro urbanistico della città non sfugge a nessuno. Che i gruppi consiliari si diano da fare in questi giorni con una fitta rete di contatti per stabilire il calendario dei lavori, non stupisce. Ma non sfuggono nemmeno le voci che circolavano di un prossimo dimissionamento di Mancini fatte circolare dopo quello di Panzironi dall'AMA, anch'egli sponsor eccellente della corrente Alemanniana. Se Marroni chiede le dimissioni dell'Ad di Eur spa potrebbe anche significare che abbia almeno intuito le intenzioni del sindaco, il quale se la potrebbe comunque sbrigare facilmente attribuendo la causa dell'eventuale allontanamento di Mancini alla volontà del Ministero del Tesoro. In fondo l'onta di parentopoli ovunque e comunque si sia manifestata,  per il sindaco va lavata ad ogni costo, e sradicata dalla testa dei cittadini dopo mesi di martellante campagna di opposizioni e media. Sacrificare anche Mancini, magari con l'aiutino dell'opposizione, non sarebbe poi così difficile. Difficile invece è il carattere di Riccardo che non è tipo da farsi far fuori di punto in bianco con manovre sotterranee, che lo escluderebbero da un ente dal businness miliardario e di potere quale Eur spa che amministra aree di interesse strategico per lo sviluppo di Roma. Potremmo sbagliare, ma il comunicato di Marroni è il segnale chiaro di una partita che si sta giocando al di fuori della trasparenza evocata.   

Giuliano Longo