Alemanno pensa a ritoccare i prezzi, Tosti alla prova dei sindacati

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Domenica sera nel corso della trasmissione “In onda” su La7, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha per la prima volta pubblicamente confermato quello che tutti già sapevano: la sua giunta sta lavorando all’aumento del costo dei biglietti Atac, che passando da 1 euro a 1 euro e 50 centesimi andranno ad allinearsi ai prezzi già praticati a Milano.  La conferma da parte di Alemanno avviene tre giorni dopo l’annuncio dell'amministratore delegato di Atac Spa, Carlo Tosti, dell’uscita dell’azienda del Trasporto Pubblico della Capitale dal Consorzio Metrebus, l’unica scelta possibile per avere mani libere sulle tariffe. Se la politica non bloccherà l’aumento, un primo importante – anche se doloroso per i cittadini – passo per risanare i conti di Atac potrà considerarsi compiuto.

L’azienda infatti, dopo aver chiuso il 2010 con una perdita d’esercizio pari alla spaventosa cifra di 319 milioni di euro – in gran parte dovuti ai mancati trasferimenti da parte di Regione e Comune – e dopo un primo trimestre 2011 chiuso con un buco di 50 milioni, ha un disperato bisogno di liquidità. Il rischio infatti è di  vedere azzerata in poco tempo la ricapitalizzazione fatta quest’estate attraverso l’incorporazione di Atac Patrimonio e dei suoi preziosi asset immobiliari, insieme il conferimento della proprietà dei nuovi treni Caf. Provvedimenti che hanno sanato da un punto di vista formale la situazione finanziaria dell’azienda, ma che non portano nessun flusso di denaro per pagare stipendi e fornitori. Incassato il via libera del sindaco sull’aumento delle tariffe, adesso Tosti, dopo la prova di forza della disdetta unilaterale degli accordi di secondo livello sui contratti di lavoro, dovrà trovare un accordo anche con i sindacati. Senza l'accordo, l’ingresso dei privati nel Tpl romano sarà inevitabile.  Il contratto di servizio tra Atac e Comune di Roma infatti scade a dicembre di quest'anno. Inoltre la norma inserita nella finanziaria agostana  concede l’accesso ai finanziamenti dello stato per il Tpl solo agli enti locali “virtuosi”.

La norma, che entrerà  in vigore dal 2012, ha per ora un solo parametro fisso di valutazione: l’affidamento del servizio attraverso gara. È anche su questo che si gioca la partita della fusione con Cotral, fortemente spinta dai due “colonnelli” del Pdl, Vincenzo Piso e Francesco Aracri, che un mese fa hanno illustrato la proposta ai dipendenti di Atac.  La Regione infatti ha da poco messo al sicuro l’affidamento del servizio in house, rinnovando il contratto con Cotral (scaduto nel 2007), per un valore di 233 milioni di euro, valido 5 anni con opzione per altri 5. Certamente una fusione garantirebbe al Pdl il controllo del Tpl romano anche in caso di sconfitta di Alemanno alle comunali del 2013 almeno per un altro anno, ma probabilmente non garantirebbe ai cittadini che il trasporto pubblico non finisca in mano ai privati. Perché la “grande Cotral” (Atac più Cotral) sarebbe un boccone molto ghiotto per le più importanti società, anche straniere, del settore ferroviario e del Tpl.  

Valerio Fiorentino

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